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Ultimo aggiornamento 7 Giugno 2013 

Renzo Galardini

Biografia

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Renzo Galardini è nato a Pisa nel 1946, vive e lavora a Montescudaio, Pisa. Diplomato presso l'Istituto d'Arte dì Lucca, con Guglielmo Malato e Vitaliano De Angelis, ha frequentato il corso di Scenografia dell'Academia di Belle Arti di Firenze. Pittore, incisore e ceramista, è stato segnalato «Bolaffi» per la grafica da Enzo Carli, nell'84, con la motivazione: Per l'estro provocatorio ed ironico con cui la limpida tecnica grafica rievoca sia simulacri, emblemi e simboli della storia, sia oggetti del presente, imprimendo loro una inedita suggestione poetica». Ha tenuto personali in Italia e in una serie di musei americani. E stato presente in imporanti rassegne tra le quali, per la grafica: Biennale «Tono Zancanaro» Vico d'Elsa (1986); Mostra Internazionale della Grafica di Tampa, Florida (1987).
Ha pubblicato numerose edizini grafiche: l'arpa malat e altre drÔleries, introduzione di Michele Feo (1980). Mitografie dei Quartieri.

12 memorie pisane, testi di Silvano Burgalassi e Nicola Micieli (1980). Per dar dalla città perpetuo bando all'ozio (1981). Sei tavole per un'avventura nel bosco, con una ballata di Nicola Micieli (1986).
Nel'92, a cura di Micieli, è uscito presso la Edison di Bologna il catalogo completo delle sue incisioni, prefazione di Enzo Carli Tra le presenze, Incidendo, Casa di Chesino, Poggibonsi (1989). Inciso altrove, ex Mattatoio, Cagliari (1993). Monumentalmente vostro, Villa Pacchiani, Santa Croce S/Arno (1996). Incisione pisana del Novecento, Limonaia di Palazzo Ruschi, Pisa (1998).
Arte per la vita, ex Monastero delle Benedettine, Pisa (1999) e Ciminere di Catania (2000). Ex voto per il millenio, Museo Nazionale della Certosa di Calci, Pisa (2000). Made in Italy. Six contemporary artists, The Grace Museum, Abilene nel Texas (2003). Personale alla Casermetta San Pietro, Lucca, per il Settembre Lucchese (2006).


Opere

  • opere
    Ingresso al Vicolo, cm, 70x100
  • opere
    O Strummolo, cm, 60x80
  • opere
    L'Agguato, cm, 60x80
  • opere
    Concerto, cm, 60x80
  • opere
    Vanitas 3, cm, 24x30
  • opere
    Pulcinella e La Sirena, cm, 34x42
  • opere
    Annunciazione 1, cm,34x20
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Testo Critico

In Catalogo, Incisione Pisana del Novecento eventi e protagonisti a cura di Nicola Micieli, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 1998.

Favole e Allegorie di Renzo Galardini

Alle tecniche calcografiche Galardini si è dedicato relativamente tardi. Aveva accumulato un'ingente esperienza di lavoro, nel disegno e nella pittura, quando per la prima volta mise mano a una lastra e scoprì che in quella superficie breve c'era spazio sufficiente a costruirvi un mondo. Galardini aveva gli strumenti analitici del disegno lungamente esercitato, per essere in grado di affrontare il nuovo mezzi: tecnico. Nel disegno, difatti, già aveva acquisito tutte le abilità grafiche del segno e della linea. Sulla loro traducibilità figurale egli si era applicato sempre con un particolare impegno e, aggiungerei, una naturale disposizione. Del resto, anche nell'ambito della ceramica e, per un buon arco, in quello pittorico, riscontriamo una presenza diffusa degli elementi grafici, non solo in funzione di impianto compositivo e di vero e proprio disegno, ma come morfemi o un 1:2 grafiche atte a costruire il tessuto pittorico. Il colore stesso, almeno sino ai primi anni Ottanta, scaturiva per buona parte dalla stratificazione di trame cromatiche minutamente e fittamente elaborate al tratto.
Pur nella sua assoluta specificità linguistica e negli autonomi esiti artistici, l'incisione occupa, nel complesso dell'opera galardiniana, una posizione mediana tra il disegno e la pittura, nel senso che in essa si risolvono le due componenti essenziali della formatività di questo artista dalle molteplici competenze: il linearismo e la plasticità. La predilezione per la tecnica alla vernice molle risponde evidentemente a tale esigenza di sintesi, in quanto consente - specie in concorso con l'acquaforte nelle riprese analitiche del segno - di ottenere modulazioni luministiche delle superfici attraverso la granitura grafica, e una considerevole varietà tipologica e calibratura delle linee che perfettamente si integrano nelle masse chiaroscurate con sfumati leonardeschi.
Sul piano iconografico e poetico non c'è, in pratica, stacco tra le incisioni e il resto della produzione galardiniana, salvo le naturali variazioni formali dovute alle specificità linguistiche del mezzo. La continuità è assicurata dalla assoluta chiarezza delle idee e dei progetti di Galardini. Il quale possiede una logica semplificata e ferrea, che misura la propria efficacia sulla bontà dei risultati, ed è inesorabile nel giudizio, specie quello sul proprio statuto e funzionamento. Si parla di logica in un universo poetico che, come quello di Galardini, è al contrario del tutto illogico. O meglio, possiede il senso un po' arcano, inspiegabile della dimensione immaginativa, sulla quale di fatto si fonda l'operare del nostro incisore, anche se in analoga misura nell'opera e nei suoi simulacri entra a pieno titolo la quotidianità, la vita familiare con i suoi miti e i suoi riti: con gli oggetti che la riempiono e che finiscono col riempirsi a loro volta della vita di chi li usa.
Ritornano dunque nelle incisioni i temi, i climi, le mitologie, le invenzioni figurai: che già avevamo incontrato nel disegno prima di tutto, quindi nella pittura al disegno tributaria, perché Galardini è naturalmente, toscanamente disegnatore. Ritorna il teatro fantasioso in cui esseri e cose, nella loro veridicità d'immagine, in virtù di una inesauribile magia combinatoria si trasformano in creature e meccanismi meravigliosi, emblemi e simboli di una composita, ma tutta leggibile, allegoria della vicenda umana. Segnalo alcune ricorrenti figure del microcosmo galardiniano: per esempio le conchiglie, così frequenti e disseminate dappertutto, quasi  fossero reperti preziosi da incastonare nell'immagine. Ritornano i fili che già tiravano e facevano oscillare gli "omini" dei grandiosi dipinti in cui Galardini rappresentava la grandiosa fatica dell'uomo nell'edificazione della gloria. Ricordo i cartigli ove l'immagina che debbano esservi stampigliati i motti, le sentenze: sintesi della sapienza antica, ma anche arguzie, illuminazioni della fantasia, avvertimenti per il viaggiatore sprovveduto che si inoltri nei territori apparentemente piani e anzi garbati e godibili degli emblemi e dei simboli di cui Galardini è maestro. Insomma la sua opera incisoria contiene questa sapienza e questa magia della favola che parla della realtà quando sembra vagare nella fantasia, che invita a sprofondare nell'incredibile e davvero labirintica tessitura grafica del suo mondo lillipuziano, mentre sembra indurre all'evasione svagata della favola, appunto. infine non si può uscire dal teatro magico di Renzo Galardini senza aver posto mente a un miracolo che senza parere vi si verifica, in ogni quadro, in ogni stazione. Ed è l'accadimento straordinario della comunicazione simpatetica tra le creature e le cose. Il "piccolo principe" potrebbe abitare in una lastra incisa di Galardini, con la sua e la sua volpe, in perfetta mansuetudine, nella compiuta domesticazione di ognuno. Il "piccolo principe", non Alice viaggiatrice maliziosa nel mondo delle meraviglie. Dico che Galardini presuppone i colloqui nel suo lavoro, quando prende la matita per animare nuovamente di pesci volanti, di omuncoli alati, di fili e cartigli oscillanti il suo teatro visionario.

Nicola Micieli

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