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Ultimo aggiornamento 7 Giugno 2013 

Mario Ferretti

1915 – 1974

Biografia

mario-ferretti
Nato a Livorno nel 1915, Mario Ferretti si avvia alla pittura seguendo la Scuola di Beppe Guzzi alla Vetreria Italiana, frequentata tra gli altri da Ferdinando Chevrier, Germano e Voltolino Fontani, Mario Nigro, Alfredo Mainardi e Nedo Luschi.
Gli esordi espositivi del pittore datano al 1932 nella II Mostra d’Arte dell’Opera Nazionale Balilla allestita a Livorno presso gli ambienti di Bottega d’Arte con le opere: Agli archi, In Venezia, Verso i monti, Casa rustica, Temporale e Ruscello. Nella stessa galleria prende parte nel dicembre 1934 alla VI Mostra Sindacale Livornese con i dipinti La Puzzolente e Velieri. La Commissione incaricata per la scelta delle opere era composta da Plinio Nomellini che né era Presidente, Augusto Gardelli, Giovanni March, Cesare Tarrini e Giovanni Zannacchini. Fin da giovane, Ferretti imposta la propria attività artistica su un’impronta di gusto prettamente novecentesco, assai lontana dalla tradizione pittorica locale. Testimonianza della personalità già matura del nostro è il catalogo della mostra allestita nel 1939 presso Bottega d’Arte di Livorno.
Ferretti presente con l’amico Voltolino Fontani riproduce nel catalogo i dipinti Canto dell’omo finito, Pescatori e Zona industriale. Renato Natali che firma delle righe di presentazione per il pubblico livornese afferma che «Mario Ferretti ha innata la sensazione della delicatezza dei toni dei colori con cui compone i suoi realistici soggetti, e possiede la bella qualità di essere sintetico e sobrio nella composizione; i suoi mezzi di pittore si accendono di più quando cercano la forma e il volume, e sia in una visione di paesaggio o di figura riesce sempre a fare uscire la sua personalità». Tra le opere esposte nella personale del 1939 ricordiamo Fortezza a Livorno, esempio interpretativo della lettura attuata da Ferretti sulle architetture cittadine, trascritte dall’artista anche attraverso grandi disegni a carboncino come La Via Greca.
Del resto Ferretti aveva già avuto modo di realizzare la “vecchia Livorno”, in occasione della prestigiosa esposizione dedicata a tale tema tenutasi nel Palazzo della Provincia nel 1938. Scorrendo il catalogo, sulla cui copertina campeggia l’opera Il Villano di Plinio Nomellini, possiamo ritrovare le opere esposte in tale occasione dal pittore, queste sono: Fortezza Medicea, I Calafati, Livorno scomparsa, Livorno d’altri tempi e Rione S. Giovanni.
Nel 1947 partecipa a Pisa alla Mostra di Pittura Italiana Contemporanea, organizzata presso il Palazzo alla Giornata con l’opera Il sonno. Membri della commissione di accettazione e di premiazione sono Matteo Marangoni che ne è presidente, Felice Casorati, Virgilio Guzzi, Mino Rosi, Piero Sanpaolesi, Giorgio Vigni e Gianni Vagnetti.

Ferretti nel 1948 è a Roma alla Rassegna Nazionale di Arti Figurative con una Composizione collocata nella sala XVII, accanto ad artisti come Gabriele Mucchi, Remo Brindisi, Ernesto Treccani ed Emilio Greco.
Sempre nel 1948 prende parte ad una collettiva livornese organizzata a Bottega d’Arte, con Mario Nigro, Voltolino Fontani, Angelo Sirio Pellegrini, Nedo Luschi e Ferdinando Chevrier.
Con Chevrier, realizza nel 1955 una mostra presso la Galleria Giraldi di Livorno. Guido Favati sulle colonne del quotidiano La Nazione, tratteggia con puntualità e competenza il percorso creativo attuato dall’artista fino a quella data, non mancando di cogliere elementi d’interesse al riguardo delle ricerche d’ambito astratto: «nei suoi esperimenti di avvicinamento a forme astratte riconosciamo l’impegno di avviare a soluzione certi problemi compositivi che egli risolve con padronanza ed equilibrio, con risultati di decorazione elegante, cui giova il colore pastoso e pieno d’umore». Nel 1971 il pittore espone nuovamente a Livorno negli ambienti a lui familiari di Bottega d’Arte, in quest’occasione il catalogo viene presentato da Walter Martigli e da Voltolino Fontani, la cui presentazione è riportata per intero all’interno del nostro sito.
La personale del 1971 dava la possibilità di vagliare la nuova produzione artistica del pittore, troviamo così riprodotte in catalogo opere come: Composizione di nudi, Composizione di bricchi e Isola con natura morta (omaggio a Böcklin). L’anno successivo Ferretti espone nuovamente nella sua città natale il ciclo realizzato della Via Crucis, mentre nel mese di giugno presenta le sue opere a Siracusa.
Nel 1974 realizza per conto della Bugatti Editore d’Ancona, una cartella litografica dedicata alla nostra campagna, dal titolo Case Coloniche Toscane. Ferretti attinge così all’architettura contadina per trarre nuova linfa ispiratrice per le sue opere, suggestivo è il raffronto con i disegni realizzati da Ottone Rosai su questo tema, quale commento visivo al libro di Mario Tinti L’architettura delle case coloniche in Toscana, stampato a Firenze nel 1934.
Dipinti di Mario Ferretti sono collocati in sedi pubbliche cittadine, come il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno (che possiede la Natura morta con tre bottiglie del 1940) la chiesa di San Giovanni Bosco dove è esposta la Via Crucis mentre presso il comando della Folgore si trova La tragedia della Meloria.
Nell’ormai prossimo Museo della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno, saranno visibili i dipinti Composizione di figure con cavallo, Nudi femminili nel bosco e una serie di opere del periodo astratto.

Michele Pierleoni

Opere

  • opera
    Bagnanti ai piedi di una rupe, 1944, Olio su tavola, cm, 37x50
  • opera
    Marinai, 1937, Tempera su carta, cm 44x58,
  • opera
    Annientamento, 1947, Olio su cartone, cm, 74x100
  • opera
    Nudo, 1956, Olio su tavola, cm, 70x50
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Testo Critico

Presentazione di Voltolino Fontani per la mostra personale di Mario Ferretti tenutasi a Livorno nel Gennaio 1971.

Ai tempi della nostra scuola d'arte, Mario Ferretti faceva le faville. Lavorava più di tutti: dipingeva con tutte e due le mani. Una cosa spettacolare. Mi veniva spontaneo di concludere che quelle due mani fossero addirittura indipendenti (e a distanza di tanti anni lo penso ancora). Dicevo, faceva faville: il nostro insegnante sosteneva che Mario Ferretti « aveva addosso l'elettricità ».
Una cosa è certa, Mario Ferretti era la personificazione dell'entusiasmo, e, alla scuola, la sua presenza faceva bene a tutti, si lavorava di più e ci pervadeva un’enorme carica di spirito di emulazione, « molla » assai importante del periodo giovanile.
A quei tempi non esisteva il mal costume dei premi ex-tempore e il nostro « branco » con Ferretti naturalmente, partecipava a tutte le mostre della penisola che, a parte i tempi, non erano poi del tutto male.
Erano con noi altri giovani che non frequentavano la scuola e che oggi si sono anche affermati soprattutto perché ebbero il coraggio (e la fortuna) di andarsene da Livorno prima dell'ultima guerra che la distrusse completamente. Quei giovani, come scherzosamente dicevano allora, erano tutti « i trainati dal Ferretti ». Per dire quanto fosse, fin da allora, importante il ruolo del nostro pittore; l'antesignano dei « jolli » e dei « mattatori », il tutto tradotto, ovviamente, in termini labronici.
Quindi, la parentesi della sezione artistica in vetreria, dove Ferretti fu assunto insieme allo scrivente, a Sircana e al povero Giannoni, per eseguire vetrate artistiche in seta di vetro colorato, ideate da Beppe Guzzi. Quel periodo fu importante per la formazione artistica del Ferretti; lo definirei il periodo delle « grandi sfumature » o del « volume ». Infatti l'abbondanza dei mezzi a disposizione permettevano al nostro artista di dare libero sfogo alla sua inventiva addirittura vulcanica.
Il futurista F. T. Marinetti era spesso nella Sezione Artistica. Allora il nostro morale era alle stelle perché si eseguivano (eravamo nel '37) vetrate che collegate tra loro costituivano composizioni alte come uno stabile. Roba per l'Esposizione Internazionale di Parigi ed altre cose del genere sul binario delle grandi manifestazioni europee.
Poi la seconda guerra mondiale; il Ferretti fu chiamato alle armi e lo perdemmo di vista. Anche nell'immediato dopo guerra Ferretti non fece sentire la sua voce nel campo delle arti figurative.
Riassunto in vetreria (dopo poco tempo ne divenne uno dei migliori impiegati) Ferretti, assorbito da altri interessi, perdette del tutto o quasi, i contatti con la pittura.
Io direi che Mario Ferretti, in quel periodo, si sottopose ad una sorta di ibernazione per le questioni estetiche. Ed è oggi che esce da questo letargo (volontario o involontario questo non ci è dato sapere). In ogni modo questa grossa parentesi (circa trent'anni) ha permesso all'artista di ritornare a noi incontaminato: Ferretti ha fermato il suo tempo artistico.
Ha così potuto evitare le negative influenze di tutto ciò che esiste di deteriore in un arco che va dal novecentismo enfatico ai balbettii di un'arte decisamente patologica che si identifica nei termini « pop », « optical », fino ai collettivismi estetici di pecore belanti, fortunatamente effimeri come la materia di cui sono formati.
Ho visto con piacere un notevole numero di opere del Ferretti eseguite recentemente. La mia personale predilezione va a quelle opere che emanano una componente metafisica; paesaggi e nature assai forti di composizione ma morbide di linee e di impasto.
Iltempo storico che scorre, e che fa operare ai nostri ingranaggi interni delicate cernite e che, ovviamente, rende acuti i nostri gusti e i nostri giudizi, non può nulla per il « caso Ferretti ». Ferretti, come ho già detto, ha fermato il « suo » tempo pittorico e per giudicare la sua opera bisogna rientrare in quella dimensione; risalire il pendio che ci separa dalle sue opere di allora che sono poi quelle di adesso. E le opere attuali sono inverosimilmente mature anche se stasi c'è stata; una lunga pausa,poi di nuovo il Ferretti incontaminato e schietto come allora.
Non si può non concludere che Ferretti ha certamente dipinto durante questa sua favolosa ibernazione pittorica; se non altro con l'energia inconscia delle sue stesse idee in evoluzione spontanea. Se lo spettatore farà di queste considerazioni riuscirà ad ottenere la chiave per entrare nella magia della pittura di questo singolare artista. Autentico artista che ci svela il suo mondo fatto di sapienza, di pittura, ma soprattutto di sofferta umanità.

30 Dicembre 1970, Voltolino Fontani

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