place


Menu


Ultimo aggiornamento 9 Ottobre 2015 

Lando Landozzi

1887 – 1959

Biografia

lando-landozzi
Lando Landozzi nasce a Pisa nel 1887, trasferitosi da ragazzo a Livorno vive con la famiglia in un appartamento della centrale Via De Lardarel. Di formazione autodidatta, nel 1921 entra a far parte del Gruppo Labronico, sodalizio artistico costituitosi il 15 luglio 1920 presso lo studio del pittore Gino Romiti. Nel 1925 diviene direttore e disegnatore di un nuovo settimanale pupazzetto stampato a Livorno La Vispa Teresa, pubblicazione che non riuscirà a essere stampata per lungo tempo.
Gli esordi espositivi di Lando Landozzi risalgono al 1926 con la partecipazione alla Terza mostra artisti livornesi, realizzata nei locali di Bottega d’Arte a Livorno. In quella sede, espose i due disegni Il bambino stregato e Le Streghe. Nel 1929, si presenta alla I Mostra provinciale livornese organizzata a Bottega d’Arte con il dipinto L’Albergo dei poveri, per il quale il critico Carlo Giorgio Ciappei, nella rivista Illustrazione Toscana, affermava: «La composizione è tentata con ardire e severità d’intenzioni dal Landozzi col quadro Albergo dei poveri, cui nuoce l’ispirazione un poco letteraria e qualche manchevolezza di forma, difetti riscattati dalla sobrietà d’un’indagine che oscilla fra il caricaturale e il tragico». Tale esposizione testimonia inoltre come a questa data il pittore si presentasse al pubblico con un dipinto che rientra a pieno titolo nel suo universo creativo, abitato in gran parte da poveri, diseredati e emarginati, come testimoniano le opere: Tiratori di beoline, Baruffa, Pane amaro.
Non dobbiamo dimenticare come Landozzi fu anche sensibile nel trascrivere, con il pennello, la tragedia del secondo conflitto bellico; si veda ad esempio il dipinto Sfollati a Montenero, in cui alla disperazione della popolazione che fugge dalla città verso la vicina collina, fa da sfondo Livorno in preda agli incendi dei bombardamenti, oppure Scali Rosicano quartiere La Venezia, nel quale la donna che tiene in braccio il bambino è al centro di un paesaggio urbano provato dalle ferite della guerra. Altra caratteristica riscontrabile nel filone creativo del pittore è la vena grottesca e caricaturale che si evidenzia in dipinti quali I Suonatori o L’Illibatissime.

Di lui scrisse Dino Bonardi a commento della mostra realizzata alla Galleria Ranzini di Milano nel 1956: «La sua costituisce una visione assai personale di quella che può venir considerata la realtà naturalistica e umana della sua città, come egli la vede. Certo di Livorno il Landozzi ha conservato, e come misticamente tradotto nei suoi quadri, quella misteriosa e annosa patina del tempo che si addensa, pacata di avori profondi, di ori bassi, sull’intonaco delle case di certi quartieri, quell’atmosfera intima e profonda che facilmente valica da piani di una positività apparente a quelle accensioni di fantasia, così accecanti, che sono caratteristiche anche dei grandi livornesi. […] L’assieme di tale pittura soggiace e si nobilita a un complesso il cui mordente è quello di un umanesimo tormentoso,spasimante, ricco di protesta, in cui è difficile cogliere il crinale tra smorfie di dolore e ghigno sarcastico».
Landozzi muore a Livorno il 9 maggio 1959. Nel libro di Carlo Servolini, la Commedia Labronica delle Belle Arti, pubblicato postumo nel 1960 e arricchito al suo interno da disegni di Lando Landozzi, vi è una premessa di Luigi Servolini, che chiarisce le difficoltà di tale realizzazione da parte del pittore venuto a mancare: «Di Lando Landozzi sono state utilizzate e adattate caricature sparse in luogo della serie apposita, ch’egli aveva programmata, di composizioni illustrative per il poemetto e che la forzata inoperosità degli ultimi anni gli consentì appena d’iniziare».
Nell’autunno del 2001 è stata allestita una retrospettiva presso la Galleria d’Arte Athena in collaborazione con la Circoscrizione 3 del Comune di Livorno. Preso la sede della Galleria sono esposte in permanenza una raccolta di caricature realizzate da Lando Landozzi ad alcuni amici pittori, oltre ad una serie di piccole mattonelle dipinte che ripropongono alcuni dei soggetti amati dall’artista.

Michele Pierleoni

Opere




footer