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Ultimo aggiornamento 22 Ottobre 2016 

Giovanni March

1894 – 1974

Biografia

giovanni-march
bio

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Opere

  • opere
    Bagni Lido, olio su tela, cm 53x64
  • opere
    Nudo, olio su tela, cm 55x49
  • opere
    Campagne, 1932, olio su cartone, cm 45x50
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Testo Critico

di Enzo Carli.

Quando ci si trova a scrivere, o anche semplicemente a parlare, di Giovvanni March, è difficile sottrarsi alla tentazione di dare la precedenza, sul pittore, al personaggio: tanti sono la simpatia e il fascino che promanano da questo artista livornese (anche se nato a Tunisi), che dei suoi conterranei ha tutta la generosità e la schiettezza non disgiunte da un certo umore beffardo e scanzonato, mentre artista egli è al cento per cento, sia per la inesauribile felicità e freschezza dell’ispirazione, sia per la mirabile coerenza del suo operare, rivelantesi nella ricerca continua, nel progressivo approfondimento dei propri mezzi espressivi che tuttora il March persegue con giovanile vigore non privo di intimi e nobilissimi tormenti e travagli. Ma a far tutt’uno del pittore col personaggio si corre il rischio di diminuire il primo, assimilandolo alla schiera ancor numerosa dei postmachiaioli labronici dal pennello facile quanto la barzelletta o il sapido commento: tipi con i quali sarebbe gravissimo errore confondere Giovanni March, che se è un incantevole narratore di aneddoti della sua città e se ha sempre la battuta pronta e pepata, come pittore è tutt’altro che facile – o meglio, è solo apparentemente facile – soprattutto perché è nutrito di una vasta, ben selezionata ed ardua cultura.
Come infatti hanno, del resto assai agevolmente, riconosciuto i molti critici che si sono interessati alla sua opera, nella vicenda pittorica del March la più pura tradizione toscana di Giovanni Fattori è venuta ad amalgamarsi con l’impressionismo francese e con la severa lezione di Cézanne, dal Nostro appassionatamente studiati durante due anni, dal 1928 al 1930, in cui questi soggiornò a Parigi e che furono decisivi per gli ulteriori sviluppi della sua pittura. Accostamenti difficili, che potevano dar luogo ad un ibrido eclettismo di sapore inattuale, ma che il March invece a dominare in grazia non soltanto del suo naturale e prepotente istinto creativo, ma anche di una acuta e rigorosa consapevolezza critica, di una lucidità di visione veramente eccezionale. Ne è conseguita una pittura personalissima, dove la saldezza della costruzione formale si identifica con la smaltata purezza e la intensità luminosa del colore: una pittura che ha fatto giustamente scrivere da un autorevole critico che, essendo essa «assolutamente indipendente,» March potrebbe dire come il re di Francia: lo stato sono io!
Alla base di questa indipendenza crediamo ci sia soprattutto un profondo magistero disegnativo: il March infatti è un disegnatore profondissimo, che sa penetrare l’intima struttura delle cose che lo interessano – siano esse figure umane, animali, o anche paesaggi – e la rende con eccezionale immediatezza nella duttile e sempre incisiva varietà dei suoi mezzi grafici. Dietro ogni quadro del March si avverte l’organico articolarsi di una trama compositiva che procede ed è guidata dalle facoltà di analisi, e al tempo stesso di sintesi, di una mano espertamente e sicuramente disegnatrice: questo anche se in molti suoi dipinti ogni residuo grafico appar riassorbito da un linguaggio puramente cromatico, anche in quei paesaggi urbani o marini che sembrano costruiti di semplici placche di sole e di ombra, così come l’evidenza plastica delle nature morte, dei nudi e dei ritratti scaturisce dal sapiente accostamento di larghe e dense pennellate di vivido e integro colore. In questo senso, la pittura del March può dirsi veramente classica: permeata cioè di quel classicismo che è innanzi tutto una manifestazione di rara probità morale e che, per fondarsi su un temperamento singolarmente alacre, cordiale e fecondo, ha in sé una capacità di rinnovamento tale da resistere alle effimere mode e da mantenersi di conseguenza sul piano di una sempre fervida attualità.

Enzo Carli

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