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Ultimo aggiornamento 14 Ottobre 2014 

Gianfranco Pogni

Biografia

Gianfranco Pogni
NOTE SUL MIO LAVORO, Ho iniziato il mio lavoro di pittore, in modo continuativo e vocazionale, da autodidatta, nel '53 a Livorno. Nei primi anni ho lavorato come si dice, dal "vero", con genuina partecipazione allo studio e all’osservazione : ritengo che questo periodo abbia un suo lato positivo nell'aver posto le basi tecniche per il mio successivo lavoro e soprattutto per la realizzazione di certe "traduzioni” nella specifica sfera del figurativo. Verso la fine degli anni cinquanta le mie esigenze culturali si rivolgono altrove per la ricerca di una identità poetica: di conseguenza, nel mio lavoro inizia una metamorfosi con possibili radici nell’espressionismo e nei movimenti d'avanguardia del Novecento. Fin dai primi anni sessanta i miei colori perdono ogni evidenza cromatica di effetto: si amalgami in registri tonali, nella vasta gamma dei grigi, ai limiti di una nostalgia del bianco e nero.
Il fatto esecutivo di questo periodo rimane fluido, con una sua gestualità, e di forte intensità materica. I risultati delle esperienze formali comunque hanno sempre i loro richiami nel repertorio infinito della natura e della "realtà”, senza esorbitare in estetismi ermetici molto di moda. La mìa sensibilità critica verso le contraddizioni sociali mi porterà successivamente a focalizzare maggiormente le mie figurazioni, cercando di evidenziare quei contenuti che il potere magico dell'immaginario figurativo può esprimere in relazione con il nostro vissuto interiore. Il mio lavoro grafico è iniziato nel “68.

I primi tentativi sono con la tecnica dell’acquaforte, poi con l'acquaforte - acquatinta. Questo lavoro Non secondo alla pittura mi ha appassionato in maniera determinante tanto da portarmi ad incidere oltre cento lastre in poco più di un decennio. La grafica e le sue tecniche, gradualmente, arrivano anche alla mia pittura, aggiungendole l’importanza di un significativo segno grafico sovrapposto al tessuto pittorico. Dopo il “70 ho lavorato seguendo coerentemente una fisionomia di figurazione “esteriormente” più definita: le immagini sono reperite nella natura, si ripropongono, intrinsecamente, negli interni-esterni, nei particolari delle nature morte, nel paesaggio, nelle rappresentazioni del gioco, in soggetti del quotidiano, che in qualche modo, hanno relazioni con i nostri silenzi del sentimento.
Le impaginazioni pittoriche sono ritornate ad un recupero espressivo di certi cromatismi, sempre estremamente rigorosi nei suoi valori tonali; le similitudini dei reperti figurativi divengono fecondo supporto per le astrazioni della memoria, espresse nel complesso compositivo o nel particolare grafico-materico e plastico. Tutto questo, pur assumendo un verbo visivo carico di simbologie che emergono da un disagio sociale ed esistenziale cui a volte si contrappongono con effetto d’urto, si svolge in un percorso tra realtà e complessità dell'immaginario, nel suo divenire... pittura. .


Opere

  • opere
    Paesaggio come racconto, 100x70
  • opere
    Luci nel parco, 80x90, acrilico
  • opere
    Ipotesi di restauro, cm 75x100, acrilico su tela
  • opere
    Luci d'esterno, 70x70, acrilico su tela, 2007
  • opere
    Natura morta in luce, 74x70, acrilico su tavola, 2012
  • opere
    L'antica pianta, 90x100, tecacrilico su tela, 2013
  • opere
    Figure nel verde, 60x70, acrilico su tavola, 2010
  • opere
    Giochi alla sbarra, 31x50
  • opere
    Due monumenti per un racconto, 40x32
  • opere
    Paesaggio con falco, 29,5x39,5
  • opere
    Nel paesaggio, (con figura sdraiata), 32x39,5
  • opere
    Racconto veneziano, 39.5x29
  • opere
    Carnevale sulla terrazza,lastra cm, 44x35, acquaforte
  • opere
    Giochi con la maschera, 42,5x34.5
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Testo Critico

di Mario De Micheli.

Pogni è un pittore con una personalità cauta, ma al tempo stesso sicura, che non sente il bisogno di avventure o di esibizioni o di rapporti favorevoli perché è nutrita di intime persuasioni, perché la stranezza dell’esistenza, la pungente ed enigmatica vicenda della vita incominciano appena messo il piede fuori di casa, anzi fra le stesse mura di una stanza, della propria stanza.
Non ci si aspetti dunque da Pogni appariscenti immagini ricalcate sulla traccia di una ricognizione delle ultime tendenze, cioè quell'esercizio d’aggiornamento ormai ripetuto abilmente e monotonamente su troppe tele che ci passano davanti agli occhi ogni giorno. E nemmeno ci si aspetti immagini d'evidenza aggressiva, tali da colpire la nostra sensibilità visiva al primo impatto. No, Pogni è un pittore diverso. E' un pittore da guardare a lungo, da leggere con pazienza. I suoi quadri sono un labirinto discreto di sensazioni, di segrete contraddizioni del sentimento. Sono quadri percorsi da sommessi brividi, invasi da mimetizzate allucinazioni, da sgomenti sottili.
I suoi personaggi si muovono nel quotidiano non nell’eccezionale: compiono gesti, atti, azioni che non escono dalla ritualità comune, dall’iterata necessità che scandisce ogni nostra ora. Ma è proprio dentro la trama di tale necessità che Pogni trova i motivi più acuti della sua ispirazione. Si può passare dinnanzi ai suoi quadri senza rendersene conto, tanto la sua arte tende a smorzare ogni facile effetto di suggestione, ma è sufficiente uno sguardo non divagante perchè la tela si animi e lieviti d’inquietudini, perché ci si senta coinvolti nelle sue articolazioni ad un tratto divenute tenaci, vincolanti. Questo terreno arido, sabbioso, macchiato di rada sterpaglia, deserto come una terra di nessuno, squallido e scialbo, dove si ferma la macchina di due amanti; questo giardino di remoti personaggi familiari, con le seggiole di vimini, tra un'ondeggiante, avvolgente vegetazione; questa giostra senza allegria, ferma in un'aria di attesa; queste spiagge invernali; questi nudi corrosi, gessosi... I colori di Pogni non hanno mai smalto o splendore, sono colori dove il grigio ha una funzione amalgamante, dove i verdi si svolgono in luci opache o livide, dove i bruni, i rosa, gli azzurri sono trattenuti in tonalità basse, in registri cromatici velati.
C'è qualcosa in Pogni che ricorda Caroli, ma in modo più intimo più raccolto in se stesso, in un modo che l'assurdità del vivere appare come normalità del vivere, in un modo che si consuma internamente, bruciando le proprie contraddizioni sotto la cenere anziché allo scoperto. Ma non si pensi a Pogni come a un crepuscolare. Nel suo modo di contenere la forza delle contraddizioni e delle tensioni psicologiche in un linguaggio così raccolto, privo di ostentazioni, c'è una rara, sottintesa energia, che è plastica e poetica insieme. E' di qui che si sprigiona, appunto, il fascino della sua pittura, quel fascino insolito, che fa senz’altro di Pogni un pittore solitario e singolare. Un pittore della terza generazione che possiede ormai una fisionomia definita, tale da convincere il giudizio critico e da giustificare l'interesse che intorno a lui, in questi ultimi tempi, è andato giustamente crescendo.

Mario De Micheli

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