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Ultimo aggiornamento 24 Novembre 2015 

Giampaolo Talani

Biografia

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Giampaolo Talani vive a lavora a San Vincenzo (LI). Ha frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti a Firenze. È considerato uno dei massimi conoscitori della tecnica dell’affresco ed è affermato autore di opere in bronzo. Nel suo curriculum compaiono a far tempo dagli anni ’80 - ’90 importanti personali in primarie gallerie d’arte, sia in Italia che all’estero e significative esposizioni in sedi pubbliche.
Talani è l’artista che ha ridato grande slancio alla cosiddetta “Arte Pubblica” tramite la creazione di opere di indiscusso e condiviso impatto emotivo, collocate a diretto contatto con la gente in spazi pubblici di amplissima frequentazione. Citiamo “Partenze”, l’affresco di 80mq. collocato dal 2006 nello storico scalo ferroviario di Santa Maria Novella in Firenze, e che presto troverà definitiva collocazione al Museo del ‘900 di Firenze.
Il dipinto “L’ombra dell’eroe” dedicato alla figura di Giuseppe Garibaldi che si trova nella Pinacoteca del Quirinale e l’opera “Mille Uomini” è, collocata sempre a Roma al Museo Centrale del Risorgimento, al Vittoriano. Sempre al Quirinale si trova il busto in bronzo di Giuseppe Garibaldi che in unica copia è collocato anche al Senato della Repubblica. È poi il solo artista straniero invitato dal Parlamento berlinese per aprire le celebrazioni del ventennale per la caduto del muro ed un altro bronzo dal titolo “Partenza” alto 4 mt. è stato scelto dalla municipalità di Berlino per la piazza antistante la principale stazione ferroviaria della città.
Dal 2010 “Il Marinaio”, bronzo di 7 mt. è collocato all’ingresso del porto turistico di San Vincenzo; un’altra grande opera in bronzo, “Rosa dei venti”, è collocata nella stazione ferroviaria di Venezia Santa Lucia ed un altro bronzo di 3 metri, ”L’uomo che salva li mare”, è stato creato per l’isola del Giglio a ricordo della abnegazione degli abitanti in occasione della assistenza ai naufragi della Concordia. Sue opere sono in importanti collezioni; collabora con note gallerie italiane ed estere.
Di lui hanno scritto tra gli altri Vittorio Sgarbi, Maria Cristina Acidini, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Umberto Cecchi, Giovanni Faccenda, Laura Farina, Giammarco Puntelli, Riccardo Ferrucci, Maurizia Tazartes, Mario Bucci, Tommaso Paloscia, Domenico Guzzi, Enrico Giustacchini, Pierfrancesco Listri e molti altri. Ha partecipato alla 54° esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia con l’opera "Due uomini con i pesci".

A cura di OLTREMARE ARTE


Opere

  • opere
    Quattro amici davanti al mare, cm 90x100, 2015
  • opere
    Davanti al mare, 2015, olio e tempera su tavola, cm 50×50
  • opere
    Cercatori di conchiglie, 2015, olio e tempera su tavola, cm 50×60
  • opere
    L’uomo alla boa, 2016, olio e tempera su tavola, cm 35×50
  • opere
    Oltre le dune, 2015, olio su tavola, cm 50×70
  • opere
    Pranzo di nozze, 1981, acquaforte su carta, mm 490×325
  • opere
    Il marinaio, 2009, bronzo, h. cm 120
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Testo Critico

di Umberto Cecchi.

Comunque vogliate leggere le opere di Giampaolo Talani, e comunque lui ve le racconti, con la bravura e facilità espressiva e fantastica che possiede, nessuno, neppure lui per una forma di pudore, vi dirà mai una sorta di verità inconscia.
Insomma non è che ogni opera di Talani scaturisca solo dalle memorie di un ragazzo nato e cresciuto su una spiaggia toscana, a tu per tu con arenili di sabbia o spiagge lastricate da scogli abrasivi o da resti di pescato sciorinati al mattino dalle barche appena rientrate da una nottata di mare. Così come ogni sua partenza – mai un arrivo, sempre una partenza – non nasce solo da una suo mondo inconscio, ripescato da un’infanzia neppur troppo lontana, fatta di fughe e di ritorni.
Dietro questo Talani fantasioso, narrativo, ricco di spunti, di affabulazioni, di suggestioni, di colori che hanno le sfumature della sabbia e i profumi del vento, c’è qualcosa di più: c’è un mixer inebriante di profumo d’alghe e sabbia e il rumore inquietante e misterioso delle conchiglie portate all’orecchio, il tutto mescolato all’odore metallico e rugginoso dei binari e delle ruote dei treni, che lascia nel naso e sul palato un sapore forte e aspro di ferro, tanto che sembra stiamo divorando le verghe magiche lungo le quali corre un qualche Orient Express sbuffante lanciato verso mondi sconosciuti.
Perché spesso le ferrovie corrono lungo le spiagge e fanno per chilometri la stessa strada:
è dunque questo mescolarsi di Melville e di Teroux, di “ballate del vecchio marinaio” e di racconti hemingwaiani apparentemente poco congeniali alle storie di Talani – ma solo apparentemente , come vedremo più avanti – questo intersecarsi fra terra e mare, fra il nomadismo del marinaio, carico di ricordi incrostati di salsedine, e la voglia tutta terragna d’andare alla scoperta dell’ultima collina, oltre la barriera dei monti che sfumano lontano come spuntati per incanto al di fuori del mondo conosciuto, fanno delle opere del pittore toscano, uno dei più ricercati dai collezionisti, un fenomeno capace di tenere assieme con grande capacità le cose della tradizione amalgamate con la letteratura e la cultura del nostro tempo.
Il policromo narratore una saga fatta di partenze, di saluti senza parole, di inquietanti addii e interrogativi non detti ma semplicemente affidati alla voce del mare o al rullo ossessivo delle ruote sulle verghe di treni che non si vedono mai. Insomma in Talani non è solo l’imprinting ricevuto dal mare o la nostalgia dei viaggi fantastici del bambino che guarda fuggire via i treni, ad arricchire con colori tenui che solo a tratti diventano più forti e definiti, storie raccontate sulle tele o sugli affreschi che lui è fra i pochi artisti d’oggi a poter riproporre così come si faceva nel Rinascimento fiorentino.
C’è qualcosa di più in questa sua prosa impastata nei colori della acque e della sabbia, asciutta ma ricchissima, capace di storie ricche di sfumature: c’è la cultura di un curioso della vita visti con l’ironia pensosa del toscano: i suoi marinai non hanno tempo, e si muovono sulle battigie come a segnare un territorio che subito dopo lasceranno per prendere di nuovo il mare e affrontare i suoi capricci; e i suoi viaggiatori, anch’essi in partenza verso mondi che non ci è dato di sapere, in fuga da storie che possiamo inventare a nostro piacere ma che loro si prenotano addosso con una pensosa fatica di vivere che non li opprime, ma li spinge sempre a nuove partenze.
Gente che, mutando le parole della Achmatova, rappresentano eroi senza poema “che solo i venti marini del golfo, per piangerli accorreranno”… Ecco, se c’è chi ricorda il racconto di Hemingway dal titolo “Colline come elefanti bianchi”, se ricorda l’incredibile, struggente e criptico dialogo fra i due viaggiatori in attesa che il treno li divida, dividendo anche la loro storia, riuscirà a seguire un itinerario che in Talani è insito in quasi tutte le sue opere.
La partenza, la solitudine, una tranquilla inquietudine carica di vicende prigioniere del passato e di propositi proiettati nel futuro: ma né i marinai all’ombra di ombrelloni vaganti su una spiaggia battuta dal sole e dai venti, né i viaggiatori con le loro valigie rosse riempite alla svelta di storie vecchie come il mondo, le cravatte al vento e un pesce nel taschino della giacca o del cappotto, sono personaggi sordi alle storie del quotidiano. Storie che hanno vissuto o ascoltato con grande partecipazione e se le portano dietro.
Ovunque vadano.
Storie della storia del mondo, anche se di un mondo a volte delimitato fra la battigia e la prima fila di tamerici assetate, fra le verghe del treno e la scarpata della ferrovia ricca di acacie polverose.
Mondi limitatamente infiniti, forse, ma certo legati alla nostra storia di uomini perduti fra le pieghe di realtà spaventose ce lo ha dimostrato la recente rassegna di Berlino, dedicata al ventennale della caduta del muro: la comunità cittadina ha voluto che fosse proprio un’opera di Talani a inaugurare la serie di avvenimenti che ricorderà il ventennale, Talani coi suoi viaggiatori, i suoi ombrelloni portati dal vento che simbolicamente scavalcano una struttura che fino a due decenni fa divideva la città e i suoi abitanti in due mondi perfettamente distinti. Una delimitazione assurda che coinvolgeva amici e parenti. Figli e genitori. Vent’anni dopo è un’opera di Talani che prima fra tante altre scavalca le divisioni e esprime su un filo di vento-libertà un principio di libertà, una caduta assoluta dei confini. Sono i suoi ombrelli che scavalcano i resti del muro, che ricordano chi cadde colpito a morte nel tentativo di fuggire da una dittatura che mortificava l’uomo. E quella di Talani a Berlino non è una sfida intellettuale, ma molto, molto di più. E’ una condanna.
Ma non sarà la sola sfida fuori dall’Italia; sempre alla ricerca del perché delle piccole cose e di una spiegazione plausibile dei grandi avvenimenti come ad esempio, il crollo delle Twin Towers, dice Talani: ”C’è un vuoto che angoscia, circondato da milioni di individui in movimento; c’è un silenzio che atterrisce fra milioni di voci che gridano, c’è una coraggiosa risposta che grida in silenzio lo sdegno di un popolo per migliaia di morti innocenti. Mi piacerebbe raccontare tutto questo con un affresco o con un monumento". E’ così che lui ha avvertito il dramma di Ground Zero e lo ha fatto anche suo. Non tanto e non solo intellettualmente ma anche umanamente. E come ogni artista, avverte il bisogno di dare corpo alle sensazioni.
Così come ha affrescato un ampio spazio della stazione di Firenze – un mostro sacro di architettura opera di Michelucci – liberando sulla parete decine di suoi viaggiatori con le rosse valigie e le cravatte al vento e una meta che può essere arrivo come partenza, sta pensando a un’opera che racconti con l’asciuttezza narrativa che gli è congeniale, non il passato, ma il futuro che deve necessariamente nascere dal grande vuoto dei Ground Zero. Utopia? Forse no. Talani gioca con rossi, grigi, marroni e gialli che sembrano usciti dalle antiche botteghe della Firenze rinascimentale. Ed è per questo che ogni sua opera ha il supporto di una strana struggente nostalgia che viene destata in noi da quelli che io chiamerei i silenzi di Talani: silenzi di cielo e di mare, di pianure senza confini traversate da ferrovie invisibili dove l’ocra e una strana terra di Siena schiarita appena ci ricordano gli autunni della Maremma del mare e di quella del monte: un giuoco non solo cromatico di acque e di erbe, di sabbia e di sassi di castelli di sabbia non più frutto della fantasia innocente di bambini, ma fortezze nelle quale ricercare, fra giochi di ombre e di luci, la instabilità del genere umano, la solitudine del nostro tempo, l’andare e venire degli infiniti percorsi della vita, ma soprattutto della ricerca interiore dei nostri stati d’animo.
Che emergono volubili da sfumature di colore che portano con se, filtrata dalle nuvole, un’ombra che può essere solo quella del vento.
Per questo Berlino ha voluto Talani per inaugurare i vent’anni della caduta del muro, perché nessuno ferma la libertà del marinaio, così come nessuno può fermare la corsa del vento e del suo profumo di secolare migratore, impedendogli di scavalcare, assieme ai contrafforti naturali dei monti anche la follia di muri innalzati dagli uomini.

Umberto Cecchi

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