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Ultimo aggiornamento 5 Giugno 2013 

Gastone Razzaguta

1890 - 1950

Biografia

gastone-razzaguta
Nato a Livorno il 19 marzo 1890, coltiva da autodidatta un sicuro temperamento artistico, indirizzato verso la figurazione e più tardi verso la letteratura. Dotato di sagace capacità d'analisi psicologica, Razzaguta esprime nel disegno caricaturale l'intimo carattere delle persone più che riproporne la somiglianza esteriore. Fa una prima esposizione a Treviso nel 1912, facendo oggetto della sua pittura la rappresentazione del dramma quotidiano del vivere, in una visione grottesca e laida con una conduzione tecnica del colore di elegante qualità formale. La sua crescente attenzione è volta a figure dolenti e reiette, «avanzi di una umanità derelitta, avvilita dalla miseria, abbrutita dal vizio, facile alla violenza».
Il rapporto d'impiego con le Ferrovie gli permette di mantenere sé e la madre e di coltivare la dedizione all'arte dipingendo, come poi scrivendo, nelle ore libere dal lavoro.
Tutta la sua produzione figurativa e pittorica, e poi ancor più quella letteraria, è permeata di un grande sentimento di nostalgia e di amore per la sua città, rivelandosi in ciò straordinario e fascinoso interprete del vario carattere livornese, soprattutto di quel popolare e pittoresco umore che connotava allora Livorno, che fu indubbiamente la più grande passione di Razzaguta, da lui vissuta considerandosi al di fuori del proprio tempo. Di questa straordinaria capacità d'evocazione salmastra e picaresca sono testimonianza la sua produzione pittorica, invero limitatissima (forse meno di trenta opere) e la più copiosa produzione grafica, contrassegnata da un limpido tratto essenziale, mentre nelle opere pittoriche il colore è senza chiaroscuro, tenuto sotto una velatura e «adoperato come un pretesto».
Razzaguta, sempre molto critico con se stesso (si definirà «un mediocre che odia la mediocrità»), si avvicina timidamente alla frequentazione del Caffè Bardi, nel quale diviene presto una delle figure più vivaci, attivissimo promotore di iniziative espositive, sostenitore di polemiche giornalistiche, spendendosi generosamente, sempre serenamente benevolo con l'arte degli altri. Con caricature che firma Miss Polpetto è tra gli animatori del settimanale satirico Niente da Dazio? Che per quattro anni, dal 1909 al 1913, rappresentò la vocazione alla mondanità estiva della branca del Caffè Bardi.
Nel 1913 espone a Napoli La rissa; a Roma nel 1914 all'Esposizione nazionale di BB.AA presenta tre disegni acquerellati (Trittico dei violenti, Bòtte, Dopo la rissa) che suscitano grande interesse, ottenendo l'attenzione di critici importanti.

Per la saletta interna del Caffè Bardi realizza nel 1914 il pannello E'offerta del caffè, che si aggiunge agli altri dipinti. Nello stesso anno è a Brera con Gli scaricatori; dipinge Il Libeccio, rappresentazione di un dramma del lavoro su un molo portuale, sotto un livido cielo. Sfugge alla guerra perché è il solo sostegno di due anziane familiari non autosufficienti.
Nel 1917 partecipa alla Mostra Pro-Soldato con tre opere (Nella gargotta, Le maldicenti, La miseria) che Mario Rosati analizza con acume, rilevando quanto Razzaguta sia capace di penetrazione psicologica, ma con qualche riserva sulla conduzione tecnica.
Nel 1920 Razzaguta è tra i fondatori del Gruppo Labronico, poi suo Segretario, infaticabile organizzatore punto di riferimento, partecipe di tutte le esposizioni del Gruppo. Nel 1922 espone a La Fiorentina Primaverile; nel 1924 è alla XIV Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia con Malinconia (n. 17) nella Sala 36, dove sono esposti Lorenzo Viani, Aldo Carpi, Giorgio De Chirico e Libero Andreotti. In occasione della X Mostra del Gruppo Labronico nel 1925, il Bollettino di Bottega d'Arte scrive che «le scene del Razzaguta si impongono intellettualmente per il loro contenuto di pensiero, paradossale ma elevato ed artisticamente per un mirabile senso scultoreo degli aggruppamenti: infatti le sue figure non sembrano disegnate su una superficie piana e sullo sfondo livido, biancastro, tragico, si incidono o si intagliano, elevandosi come monumenti».
Inizia un periodo in cui la produzione pittorica si dirada; si dedica al disegno, cominciando a interessarsi al paesaggio. Razzaguta inizia a esprimere letterariamente il suo sentimento 'nostalgico' e dalla rappresentazione letteraria emana lo stesso umore doloroso della sua pittura, sempre con una molto schiva opinione di sé («il mio lavoro è poco e stentatamente tirato fuori dall'intimo. La critica benevola mi assegnò qualità che raramente mi riconosco»).
Nel 1943 con la Società Editrice Tirrena pubblica Virtù degli Artisti Labronici che costituirà la imprescindibile fonte di conoscenza della vita artistica livornese dei primi decenni del secolo e dell'ambiente del Caffè Bardi in particolare, rappresentandone una vivida memoria. Nel 1948 esce, presso lo stesso editore, Livorno Nostra e postumo nel 1951 (Razzaguta ebbe appena il tempo di rivederne le ultime bozze) Cacciucchesca con sopracopertina di Corrado Michelozzi e xilografie originali di Cesare Tarrini. Muore a Livorno il 9 dicembre 1950.

G. Magonzi in Catalogo il Caffè Bardi di Livorno (1909 – 1921) Le arti all' incontro, a cura di G. Magonzi e M. Pierleoni, Galleria d'Arte Athena, Livorno, 20 settembre - 15 Novembre 2008.


Opere

  • opere
    Vecchietto, 1915, matita su carta, mm, 160x130
  • opere
    La refezione, 1917 acquaforte e acquatina, mm 286x432, collezione privata
  • opere
    Miseria 1916, tecnica mista su carta, cm, 20,3x17.7
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