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Ultimo aggiornamento 6 Giugno 2013 

Gabriele Gabrielli

1894 – 1919

Biografia

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Gabriele (Gabriello) Gabrielli nasce a Livorno il 20 dicembre 1894. Un'infanzia psicologicamente difficile crea la condizione di un'acuta nevrastenia che lo fa riformare dal servizio militare.
Nel 1916 il pittore testimonia corrispondenza di sensibilità artistica con Benvenuto Benvenuti, a cui guarda come a un maestro, indirizzandogli da Fiesole una composizione poetica. L'esordio artistico è nel 1917 alla Mostra Pro-Soldato dove tra altri dipinti presenta un Cristo, che Gastone Razzaguta definisce «infinitamente suggestivo» per il sapore primitivo che esprime, mentre Mario Rosati analizza più a fondo ciò che muove l'espressione artistica di «questo bizzarro fanciullo che dipinge gufi e gatti con un senso di orrore e di spavento. Un amore quasi spasmodico di novità lo induce a queste fantasie macabre ch'egli ci offre, non con troppa sicurezza di disegno ma con originali intonazioni di colore. Sembra che egli s'incammini negli intricati labirinti del più moderno simbolismo: ma finora non è possibile afferrare e definire il suo temperamento artistico.»
Il percorso di Gabrielli, troppo breve per poterne derivare una collocazione esaustiva, in parte appare indotto da una condizione di squilibrio esistenziale, pur espressa con lucidità, ch'egli elaborò tentando la liberazione di sé attraverso l'arte, in una deriva schizofrenica e in apparente assenza di consolazione. Le suggestioni culturali simboliste, esoteriche ed occultiste (Baudelaire, Poe, Joris Huysmans, Mallarmé, Odillon Rédon o Féli-cien Rops) vissute nel loro lato più oscuro, resero la pittura di Gabrielli culturalmente predisposta alla prossimità con una visione distruttiva della vita, fino poi a sovrapporsi totalmente alla sua stessa esistenza.
Gabrielli nell'articolo «Considerazioni sull'arte pittorica» che Il Telegrafo pubblica il 7 aprile 1919, espone la sua concezione dell'arte e dell'artista: «L'arte è l'espressione efficace del sentimento dell'artista [...] il cui compito non è fare un numero indefinito di bozzetti, ma creare un ciclo di opere che abbiano tutte un collegamento spirituale.»
In trasparente polemica con i colleghi che fanno una pittura di stretta aderenza all'apparente naturalistico, divenendo perciò «espressione di mestiere», richiama al sacrificio di non concedersi alla banalità della pittura «accomodata artificialmente da velature o da altri mezzi disonesti [...] Meglio un abbozzo informe di uno spirito nuovo che un quadro ben finito senza alcuna rivelazione.»
In questo scritto, al quale è affidato il testamento spirituale di sé e della sua poetica, Gabrielli conferma di sentire tragicamente la sacralità della vita e porta nelle discussioni al Caffè Bardi, pur in mezzo agli immaginabili contrasti d'opinione con i figuratoti di scorci poetici, una polemica verticale verso «i molti che si credono mistici (è questa un'ambizione del giorno) e si arrovellano per rendere delle emozioni che in realtà non provano [...] E bisogna distinguere dal sentimento mistico puro a quello del semplice religioso

E come un'estrema dichiarazione d'esistenza artistica quella con cui chiude l'articolo: «Forti delle nostre idee che con fede possente cerchiamo di divulgare...gridiamo forte con quelli che onestamente perseguono nel cammino dell'arte. Il tempo è il grande critico che ci darà ragione.»
In maggio Gabrielli partecipa Esposizione pro Casa dell'Arte. Gli amici al Caffè Bardi notano in lui il progredire di una depressione sempre più cupa e cercano di sollevarlo con le giocosità della branca.
Muore suicida con un colpo di pistola a Livorno il 16 dicembre 1919.
La notizia suscita grande emozione nel mondo artistico cittadino, che promuove una sottoscrizione per una targa commemorativa da far scolpire a Cesare Tarrini. Benvenuto Benvenuti dedica un pensiero al giovane scomparso: « [...] e tu Gabrielli, squisito artista che volesti, affrontasti i canti più tristi, più misteriosi il canto della morte e volesti da te stesso sposarla. Anime oneste unite nel regno della morte[...]».
Nel 1922 l'opera Pipistrello viene inserita alla I Mostra d'Arte di Opere di Pittori Livornesi a Bottega d'Arte. Il Gruppo Labronico rende omaggio nel 1924 alla figura artistica di Gabrielli nella VII Mostra al Liceo Niccolini di Livorno, con una personale di trenta opere suddivise nelle quattro sezioni: I gufi, I fiori. Le fantasie, I disegni.
Dopo l'omaggio del Gruppo Labronico, una importante Antologica di Gabrielli fu ordinata nel 1979 da Roberto Peccolo nella sua Galleria di Livorno, che interruppe il lunghissimo silenzio sulla figura dell'artista, riproponendola all'attenzione della critica e del pubblico.
Lara-Vinca Masini in Arte Contemporanea: La linea dell'UnicitàLa linea del Modello scrisse che «i suoi temi univoci (La morte che traccia il solco; I fiori del male; La cavalcata della morte; Cataletto...) sono trattati con una materia scura, densa, aggrumata, a pennellate fitte, filtrate da luminescenze improvvise, che danno ai quadri come una lucentezza untuosa e malsana [...] La sua affinità coi motivi più cupi ed esasperati del romanticismo nordico e dell'espressionismo tedesco, appare come sgorgata dai temi del simbolismo europeo.»

M. Pierleoni in Catalogo il Caffè Bardi di Livorno (1909 – 1921) Le arti all' incontro, a cura di G. Magonzi e M. Pierleoni, Galleria d'Arte Athena, Livorno, 20 settembre - 15 Novembre 2008.


Opere

  • opere
    Crocifisso, olio su cartone, cm, 26,5x19,5, collezione privata
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