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Ultimo aggiornamento 27 Novembre 2015 

Franco Mauro Franchi

Biografia

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Franco Mauro Franchi è nato nel 1951 a Rosignano Marittimo (Livorno) dove risiede ed opera.
Ha compiuto gli studi artistici presso l’Istituto d’Arte di Lucca e l’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida degli scultori Vitaliano De Angelis e Oscar Gallo, maestri fondamentali nella sua formazione tecnica e linguistica. Nel 1976 entra, come assistente di Oscar Gallo, presso l’Accademia fiorentina e vi resterà fino al 1989, anno in cui vince il concorso nazionale a Cattedre, classificandosi al primo posto. Gli viene così assegnata la Cattedra di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Foggia che terrà per un anno. Ottenuto il trasferimento su quella di Bologna vi resterà fino al 2000, anno in cui gli viene assegnata la sede di Carrara, Accademia dove tuttora svolge il suo magistero tenendo i corsi di Scultura del Triennio e del Biennio, curando la specialistica relativa alla fonderia artistica.
Ha partecipato a numerose e prestigiose rassegne d’arte come Le Avventure della forma a Seravezza Lucca e la Biennale di Venezia Palazzo delle esposizioni di Torino. Ha eseguito opere monumentali per spazi pubblici e privati in Italia e all’estero come Piazza della Libertà Cecina Li, Piazza Francia Firenze, Rue du Levant Martigny Svizzera, Mine Yamaguchi Giappone. Ha vinto premi e tenuto numerose esposizioni personali come quella di scultura e disegni alla Fondation Gianadda di Martigny Svizzera nel 1991, al Museo Archeologico di Firenze nel 2006, alla Villa Medicea di Cerreto Guidi e al Teatro Romano e Museo Archeologico di Fiesole nel 2013. Nello stesso anno le sue opere sono state esposte da settembre a dicembre negli spazi civici della città e nel municipio di Pontassieve. Nel 2014 tiene una personale di pittura, disegno e scultura “Approdi alla grande madre” presso la Fondazione Trossi Uberti di Livorno.


Opere

  • opere
    Femme couchée, Bronzo, cm 17x42x23
  • opere
    Maternità I
  • opere
    Maternità III
  • opere
    Maternità
  • opere
    Tre figure tra gli scogli
  • opere
    Tre figure tra gli scogli
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Testo Critico

Riccardo Ferrucci, Sogni e miti nell'arte di Franco Mauro Franchi.

Il mare – vide il barone sui disegni dei geografi – era lontano. Ma soprattutto – vide nei suoi sogni – era terribile, esageratamente bello, terribilmente forte – disumano e nemico – meraviglioso. E poi era colori diversi, odori mai sentiti, suoni sconosciuti – era l'altro mondo.

Alessandro Baricco dal libro Oceano Mare

Vorrei iniziare il mio viaggio nei Sogni mediterranei di Franco Mauro Franchi, ospitati nella splendida cornice del Museo Archeologico di Fiesole, con le parole di Baricco che indica nel mare l'altro mondo, meraviglioso e terribile, lontano. Le grandi figure di donna che appaiono improvvisamente, nel verde e silenzio di Fiesole, sono apparizioni che provengono da un'epoca lontana, dal mito arcaico della bellezza femminile, dall'eterno viaggio di Ulisse. Sono presenze, isole di bellezza con uno sguardo perduto ed enigmatico, mistero senza tempo, fuori dalla cronaca e dalla realtà, ma con profondi richiami alla storia greca, romana ed etrusca.
Ripensando ai suoi viaggi al museo etrusco di Tarquinia, ricorda Franchi: “ In quel luogo magico e misterioso che frequentavo quotidianamente ho avuto le mie più forti suggestioni plastiche quando osservavo quelle figure, spesso obese, distese sul loro letto sarcofago, con lo sguardo perso all'orizzonte, che io immaginavo marino. Ero attratto non solo dall'aspetto pacificamente enigmatico di queste straordinarie figure, in pose conviviali e appartenenti a un passato molto lontano dai nostri giorni, ma m'incuriosivano molto i particolari delle loro superfici. Queste conservavano a fior di pelle i segni del fare, del lavoro dello scultore che le aveva prodotte, le scalpellature sulle pietre o le impronte digitali sulle opere in terracotta.”
Queste lontane suggestioni hanno prodotto nel lavoro di Franchi un modellato particolare, che lascia, sui corpi femminili e i volti delle donne, segni e incisioni, ferite e stesure per una costruzione nuova, ma che possiede la leggerezza di una storia scritta sui corpi, pagina dopo pagina, anche attraverso l'utilizzo di differenti materiali (marmo, bronzo, cemento, vetroresina, terracotta) usati con uguale sapienza dall'artista. È una bellezza classica, quella a cui tende Franchi nel suo viaggio, ma che possiede al suo interno, soprattutto sulla superficie delle sue forme, una composizione scultorea estremamente moderna che richiama le interruzioni di Giacometti o Vangi, le invenzioni di Picasso o Moore, ma anche la perizia artistica delle nostre botteghe rinascimentali.
Franchi insegna scultura all'Accademia di Carrara, vive con i giovani, si mette continuamente in gioco per inventare forme diverse e raccontare la storia e il passato, ma con occhi aperti al futuro, al domani. È bello pensare a dove guardano gli occhi delle sue figure: Figura seduta (1991), Mediterranea (1999 e 2004), Isola 2002), Grande Aurora (1994); è uno sguardo che va oltre il visibile, che immagina futuri lontani, pur partendo dalla nostra memoria e storie antiche. Adesso siamo bombardati da una serie tale di immagini da non saper più distinguere l'esperienza diretta da ciò che abbiamo visto per pochi secondi alla televisione; lo sguardo di Franchi va, però, in un'altra direzione e cerca di recuperare una visione pura, quasi sacra, restituire dignità all'immagine, ai volti delle sue donne, ai modellati dei corpi, per ridare senso ad una storia lontana, ma ancora, in gran parte, da raccontare.
È quasi una pedagogia dell'immaginazione quella indicata da Franchi con precisione, pacatezza, autorevolezza in questi lunghi anni e notti di lavoro, per restituire forza alle immagini, senso alla visione ed alla storia. Un racconto che procede sottovoce, appena sussurrato, con i toni moderati della consapevolezza in quanto solo l'arte e la poesia possono descrivere la realtà in modo profondo, darci frammenti di verità in un mondo dominato dalla bugia e la finzione.
Ricorda il Palomar di Italo Calvino “Solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a cercare cosa c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile.”
In modi analoghi le sculture di Franchi, ma, in parte anche i disegni, non smettono di raffigurare le enormi donne­mito dei suoi viaggi fantastici, indagando la superficie delle cose e la materia per spingersi in profondità, conoscere la vera natura femminea; ma l'artista scopre che la superficie delle cose e le onde del mare sono infinite, la ricerca non ha mai fine, come l'eterno viaggio di un novello Ulisse. È proprio nella moltiplicazione di sguardi, corpi, mani, capelli che risiede il segreto di un'arte che procede, in modo labirintico, ritornando sui suoi passi, realizzando opere che si richiamano tra loro, ma anche divergono in un viaggio moderno alla ricerca della verità.

“Ogni orientamento ­ scrive Hans Magnum Enzensberger ­ presuppone disorientamento. Solo chi ha sperimentato lo smarrimento può liberarsene... Il labirinto è fatto perché chi vi entra si perda ed erri. Ma il labirinto costituisce pure una sfida al visitatore perché ne ricostruisca il piano e ne dissolva il potere. Se egli ci riesce, avrà distrutto il labirinto; non esiste labirinto per chi lo ha attraversato.”

Franchi sembra aver attraversato il labirinto, aver compiuto, nei giardini fiesolani, con le numerose figure di donna che si guardano e dialogano tra loro, il suo personale viaggio nell'altro mondo, nel mare infinito, nel tempo senza tempo. Franchi ha, magicamente, dissolto la precarietà dell'età presente creando dei miti viventi ed eterni. Figure che si ripetono mutando costantemente, istante dopo istante, come i granelli di sabbia di un deserto, soltanto apparentemente uguali, in realtà, in continua evoluzione.
“Appare evidente l'adesione culturale di Franchi – osserva giustamente Graziano Campanini ­ alla scultura classica e pre­classica del Mediterraneo; le sue grandi donne, grandi perché sono tutte giunoniche, quindi coniugate con la floridità, sono colte in atteggiamento monumentale; distaccato dal mondo degli osservatori, come fossero tante dee facenti parte di uno olimpo personale dello scultore.” È chiaro che il distacco dell'artista dalla sua opera permette una visione oggettiva, di uscire dal caos del presente ed entrare, misteriosamente, in un tempo fuori dal tempo, in un luogo altro, dove è possibile leggere da un'altra ottica la realtà, penetrare dove l'ombra s'addensa, dove il sentimento è più profondo ed ogni scoperta possiede i toni del miracolo.
“Le mie opere ­ suggerisce Franchi ­ sono come delle isole, ispirate a quelle che ogni giorno vedo stagliarsi verso l'orizzonte marino”; naturalmente il vivere sulla costa livornese rappresenta altro elemento fondante della sua arte, il mare con il suo mistero e l'isola mito sono approdi continui del suo viaggiare tra la poesia e la magia della forma. Un altro tema centrale per Franchi è quello della leggerezza: opere monumentali, ma, modellate dal vento, che restano sospese nell'aria, immagini catturate dal passato, sempre sul punto di dissolversi, scomparire nella notte, restare soltanto nella memoria, nel mare dei ricordi.
“Giocando affiora in noi la nostra infanzia ­ ricorda l'artista Enrico Baj ­ e oggigiorno v’è proprio il gran problema di come restituire all’uomo affranto dalle nevrosi la sua felicità, la sua grazia e serenità infantile.” Il ritrovare l’uomo ludico, sepolto dentro di noi, è un progetto caro anche a Franchi, che tende a recuperare una dimensione infantile e di gioco nel suo lavoro; le donne monumentali sembrano nascere dalle mani di un bambino, pure le esplosioni materiche e le forti plasticità rimandano ad una costruzione primitiva e gestuale, alla spontaneità della creazione infantile.
La dimensione ludica è molto presente nella poetica di Franchi che aspira alla classicità, ma procede anche con la naturalezza dello sguardo di un bambino; capace di vedere, con occhi diversi, la realtà, far emergere il fantastico e il meraviglioso dalla pietra, dal marmo, dal bronzo, dai segni di un artista maturo, ma, insieme, eternamente giovane Nel finale delle Città invisibili di Calvino così si esprime Marco Polo: “L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimenti continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” Anche il viaggiatore Franchi sceglie la strada più difficile: cercare cosa in mezzo all'inferno non è inferno e farlo durare e dargli spazio.
Le apparizioni delle sue grandi donne­isole sono segnali di vita, fecondità, maternità da opporre ad un presente dominato dal gelo e dalla morte. È l'invenzione dell'artista che consente di scegliere una linea poetica originale per ridare senso alla visione, un sogno ad occhi aperti che prefigura un futuro diverso, anche se fragile. Immagini che appaiono e scompaiono sul filo dell'orizzonte, tra le onde del mare, in un presente dominato dal caos e dal dolore. È il sogno fantastico della poesia che si afferma sulla realtà e su un arido presente.
Scrive Daniele Del Giudice: “Il volo migliore è senza dubbio quello della mente, non richiede mezzi di trasporto sofisticati né brevetti o abilitazioni, ma soltanto l'attitudine a essere piloti di se stessi, della propria fantasia.” Con l'arte e la fantasia Franchi è diventato il pilota di se stesso, ha saputo inventare un proprio mondo più reale della realtà, che affronta le difficoltà di un viaggio, per mare o nei cieli, con i fragili e deboli strumenti della poesia.
Franchi, però, si accorge che, a volte, la debolezza e la leggerezza sono l'unico modo possibile per dare spazio all'umanità, al gioco, alla vita, al non inferno; un percorso personale ed unico per opporsi alla violenza e alla forza di una civiltà dominante e distratta che non è più in grado di comprende l'uomo, i suoi desideri, le utopie e la sua storia millenaria.

Riccardo Ferrucci

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