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Ultimo aggiornamento 5 Giugno 2013 

Fabrizio Giorgi

Biografia

fabrizio-giorgi
Fabrizio Giorgi è nato a Livorno nel 1953, ed ha svolto nella sua città tutto il proprio percorso artistico. Tra il 1973 ed il 1983 ha partecipato a numerosi premi e concorsi, e, dal 1975 ad oggi, ha realizzato diverse mostre personali e collettive a Livorno, Genova, Pisa, Lucca, Firenze, Zurigo, Roma ed in Germania.
La sua attività si è dipanata attraverso varie e diverse fasi di lavoro, prima collegate con una descrittività mediata e personalizzata (opere che rappresentano aspetti della realtà, o soggetti particolari, o scenari naturali con l’utilizzo di materiali “fisici”, legni o metalli), poi liberate dall’ipoteca denotativa e rese disponibili ad una riflessione più raccolta sul mondo e sulla vita, infine giocate sulla sua capacità d’interpretare, più che descrivere, la realtà.
Di sue mostre personali di questo periodo si citano quella alla Galleria Elefante di Livorno (1981), quella di Arte Struktura (1996) e due mostre personali alla Galleria Giraldi (con questa ha per molti anni collaborato) del 1998 e del 2000. Nel 2000 è stato presentato dalla Galleria Giraldi all’Arte Fiera di Bologna e nel 2005 alla Fortezza Vecchia di Livorno.
Nel 2004 entra a far parte del gruppo “La Casa dell’Arte” di Rosignano Marittimo (Livorno) e svolge con esso un’intensa attività espositiva e promozionale. Sono di questo periodo la personale L’Anima della Pietra (2005) realizzata al Palazzo Marini di Rosignano Marittimo (a cura de “La Casa dell’Arte”) e alla Torre degli Upezzinghi, Calcinaia (Pisa), ed anche certe sue incursioni nel campo della performance, quali Ritratto (Casale Marittimo 2005), Danza di Primavera (Ravi, con Giovanna Marino, 2006), Jeux d’Enfants (Livorno, Rassegna “Vecchia Fortezza Effimera” 2006), L’Uomo e il Caos (Albissola Marina 2007).

Nel 2008 partecipa al Simposio Internazionale di Scultura di Calcinaia (Pisa) realizzando Sauri in Verticale, opera installata stabilmente in Piazza Indipendenza di Calcinaia. Ancora nel 2008 fornisce, con Giovanna Marino, la componente visiva dell’evento “Arte e Musica” realizzato dall’Istituto Musicale Mascagni di Livorno al Palazzo della Gherardesca.
Nel dicembre 2009 ha realizzato un’esposizione personale alla Torre degli Upezzinghi di Calcinaia, intitolata Struttura e Materia a cura di Bruno Sullo; con un’opera della stessa serie ha partecipato nel gennaio-aprile 2010 al progetto Incontemporanea, a cura di Francesco Bozolo (Cecina, Livorno, parco della Villa Guerrazzi, località “La Cinquantina”).
Nel 2010 è tra gli artisti che hanno realizzato a Livorno (Piazza Mazzini e Parco Pertini) il progetto Arte a Perdere, arte nei luoghi dei cittadini curato da Bruno Sullo per conto de La Casa dell’Arte di Rosignano Marittimo e con la compartecipazione del Comune di Livorno. È inoltre tra i protagonisti della mostra d’arte contemporanea Oltre la Pittura, realizzata ai Bottini dell’Olio, Livorno, e curata da Bruno Sullo (2011). Partecipa alla 54°Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Iniziativa speciale per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia , Sede espositiva Massarorsa, La Brilla di Quiesa (coordinata con i percorsi dell’Oasi Lipu di Massaciuccoli di Villa Ginori) (2011). Aderisce alla rassegna L’Accademia Livorno e il Mare sedi espositive Galleria Athena e Galleria Le Stanze di Livorno (2011). Nel 2012 entra a fare parte del “Gruppo Labronico” di livorno.

Hanno scritto: Giulio Guiggi, Giancarlo Cocchia, Osvaldo Peruzzi, Brunello Mannini, Giacomo de Vincenzo, Giorgio Mandalis, Giuseppe Amedei, Manola Bussaglia, Bruno Sullo, Lodovico Gierut, Maria Alessandra Ferrari, Francesco Mutti, Michele Pierleoni.


Opere

  • opere
    Molo 25x30,5 cm, Pitto-Scultura
  • opere
    Molo 25x30,5 cm, Pitto-Scultura
  • opere
    Antignano 46x22.5 cm, Pitto-Scultura
  • opere
    Barconi 70x90 cm, Pitto-Scultura
  • opere
    Paesaggi con cavalli, Pitto-Scultura
  • opere
    Marina 37x23 cm, Pitto-Scultura
  • opere
    Bagni Fiume 35x23, Pitto-Scultura
  • opere
    Memorie 91x120 cm, Pitto-Scultura
  • opere
    Vaso con fiori 50x50 cm, Pitto-Scultura
  • opere
    Omaggio A Marino Marini - ferro, Scultura
  • opere
    Cane in corsa - ferro, Scultura
  • opere
    Cavallo - ferro, Scultura
  • opere
    Cagnolino - ferro - legno - plastica, Scultura
  • opere
    Cavallino - ferro, Scultura
  • opere
    Toro - ferro, Scultura
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Testo Critico

Aspetti dell'arte di Fabrizio Giorgi di Michele Pierleoni.

Durante l'esposizione L'Accademia, Livorno e il mare, svoltasi dal 22 ottobre al 12 novembre duemilaundici nella città labronica, per i centotrentanni dell'Accademia Navale, negli ambienti della Gallerie d'Arte Athena, Le Stanze e lo Studio d'Arte dell'800, tra gli artisti contemporanei invitati, si potevano osservare anche i lavori di Fabrizio Giorgi.
L'opera pubblicata nel presente articolo Memorie è stata realizzata in occasione della mostra che verteva appunto sull'Accademia, la città di Livorno e il mare, elemento che ha segnato e continua a caratterizzare la storia della città tirrenica e della prestigiosa istituzione militare.
Memorie è una pitto-scultura di grandi dimensioni che ci permette di analizzare approfonditamente questo filone creativo perseguito da Giorgi, che è da molti anni impegnato nella trasposizione di alcuni elementi connotativi di Livorno, in composizioni, realizzate attraverso l'assemblamento di materiali di recupero e non, uniti dalla pittura che viene piegata alle esigenze fortemente scultoree di tali lavori.
Quello descritto dal nostro in quest'opera è un brano del quartiere Venezia, ancora delineato dai caratteristici barconi che ormeggiavano lungo i fossi. Apparentemente può sembrare un ricordo lontano nel tempo anche se fino a non molto tempo fa, alcune di queste imbarcazioni si potevano vedere nell'acque dei canali, prima di abbandonare per sempre i luoghi che per secoli ne avevano visto movimentare i traffici di merci, dal porto verso la città.
Questo soggetto (i barconi nei corsi d'acqua della vecchia Livorno) è stato indiscutibilmente amato dalla pittura livornese durante tutto il corso del Novecento, ed ha senza alcun dubbio avuto in Mario Puccini l'esecutore più trascinante e di grande impatto compositivo. In particolar modo nei grandi carboncini che il maestro Postmacchiaiolo esegue assemblando masse di imbarcazioni in lavori dalla prospettiva spesso forzata, possiamo rintracciare l'incisività e l'arditezza prospettica delle imbarcazioni che caratterizzano i lavori di Giorgi, impegnato nell'attualizzare la storia iconografica di così importante fonte ispirativa.
Fabrizio in tale opera, rende le barche assolute protagoniste sulla ribalta del primo piano, dove l'attenzione viene immediatamente catturata dalla forza plastica del grande scafo, che emerge in maniera preponderante dal contesto compositivo, mentre le altre sagome di navigli creano un sicuro e solido triangolo compositivo, che equilibra l'opera dandole tridimensionalità e profondità. Se il primo piano, scuro, restituisce il sapore dei barconi, forse da poco rinvigoriti dai calafati, questo viene alleggerito nella successione di piani da costruzioni pretesto, veri blocchi di colore alienabili dal contesto cittadino, che restituiscono un senso d'inquietudine prettamente novecentesco al paesaggio urbano.
L'opera ci permette di osservare una ricerca di semplificazione sul soggetto intrapresa da anni dall'artista, volta ad una sintesi e decontestualizzazione dal luogo elevato alla trascrizione in pitto-scultura. Oramai non si trova traccia di elementi umani in questi paesaggi di Giorgi, ma l'autore si concentra su alcuni motivi focalizzati nel suo percorso elaborativo; ripetuti, assimilati e continuamente rimodellati in una sorta di gioco in bilico tra sogno, memoria e poesia che è insita nello spirito di chi crea arte.
E proprio un senso di divertimento caratterizza la scultura presentata in quarta di copertina, Barconi, dove abbiamo un chiaro esempio di come gli oggetti che danno una cifra stilistica al singolo autore possono dare infiniti spunti e creare nuovi progetti lavorativi.
In esso si ritrovano elementi della città di Livorno, un mezz'arco di un ponte sui fossi, i canali e i barconi che ne animano le acque, tutti motivi che divengono "ricordi" di vita, oggetti che dall'inconscio di Giorgi si materializzano davanti a noi, in una scomposizione di piani che aggiunge, a mio avviso, una connotazione di intrecci emozionali alla dinamica di tridimensionalità spaziale. É possibile definirla un'opera onirica in cui nel sogno si mescolano le carte di quanto si vede nella realtà, con indubbie suggestioni metafisiche; questa scultura avrebbe sicuramente suscitato nel "pictor optimus", Giorgio De Chirico, curiosità e interesse ricordandogli sottili assonanze con la Fontana dei Bagni Misteriosi, realizzata nel 1973 da Giulio Macchi su suo progetto e situata nel giardino della Triennale nel Parco Sempione di Milano.
In conclusine, se da un lato la tematica dei barconi, presentata in questi due lavori, può essere letta come ricordo, assimilazione e rielaborazione di elementi persi della nostra storia di collettività cittadina, dall'altro assurge un significato archeotipico, ponendo interrogativi in colui che ne osserva le forme, che per mezzo di un'imbarcazione, può solcare i mari, pronto per il lungo viaggio dell'esistenza.

Michele Pierleoni in La Ballata, anno XXXVI, n° 1 - 2012.

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