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Ultimo aggiornamento 1 Giugno 2013 

Claudio Cionini

Biografia

cladio-cionini
Claudio Cionini nasce nel 1978, vive a Piombino, città in cui l’industria siderurgica segna fortemente il territorio a livello sociale, economico, urbanistico ma anche esistenziale. Non solo. Per questo raffinato artista Piombino è vista come la città di riferimento, vera e propria fonte di ispirazione poetica.
Cionini, che ha studiato al liceo artistico di Grosseto con il prof. Daniele Govi e con il prof. Adriano Bimbi all’accademia di belle arti di Firenze, ha all’attivo mostre importanti e numerosi riconoscimenti da parte di pubblico e critica.
L’autore, affascinato dalla poesia che abita in certi paesaggi urbani, reduce dal successo della mostra ospitata dalla Regione Toscana in occasione del ventennale dalla caduta del Muro di Berlino, ha raccontato: “Da Piombino, dalla sua zona industriale, sono pervenuto alle rappresentazioni di altre città italiane come Milano, Torino ed europee: soprattutto Parigi, Berlino, Londra e Madrid. Architetture di periferia e industriali, marciapiedi, strade, vedute d’insieme delle città sono i miei soggetti preferiti: le persone non rivestono il ruolo di protagoniste, sono eccezioni, solitamente lontane sono appena accennate con pochi tratti di colore”.

Un’altra protagonista dei quadri di Cionini è la materia pittorica, lavorata con il pennello, la spatola, graffiata e lasciata colare.
Le ultime opere si affacciano sulle grandi città di tutto il mondo, dai grattacieli di New York e delle principali metropoli americane a quelli di Tokyo o di Melbourne quasi come ci fosse un’unica sconfinata città globale.
Tra le principali mostre collettive ricordiamo la partecipazione nel 2007 al “58° Premio Michetti” e alla mostra “Nuovi Pittori della Realtà” al P.A.C. di Milano.

Mostre personali: “Luoghi dell’Assenza”, Fiesole, Museo Archeologico, 2008; “L’ombra del Muro”, Firenze, Consiglio Regionale della Toscana, 2009; “Scorci di Verità”, Arezzo, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, 2010, curate da Giovanni Faccenda;“Rust! Fabbrica-Città-Memoria”, Pontedera, Museo Piaggio, 2011, curata da Giovanna Maria Carli.


Opere

  • opere
    Tel Aviv, 2012, Acrilico su tavola, 70x100 cm
  • opere
    Madrid 2012, Acrilico su tavola, 70x100 cm
  • opere
  • opere
  • opere
    Frammento urbano, 2011, Acrilico su tavola, 70x100 cm
  • opere
    Los Angeles 2012, Acrilico su tavola, 50x70 cm
  • opere
  • opere
    New York, 2012, Acrilico su tavola, 40x50 cm
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Testo Critico

Giovanni Faccenda in Claudio Cionini. Scorci di verità, Firenze 2010.

Scorci di verità nella pittura di Claudio Cionini

Da quando mi occupo di Claudio Cionini - e sono ormai quattro o cinque anni - un nome, in particolare, ho sempre avuto timore di pronuciarlo. Troppo grande - ancora, forse - per un giovane autore che deve confermarsi; azzardato, dunque, e persino ingombrante, anche per un talento purissimo, suscitato da straordinarie ricchezze interiori e al tempo stesso scosso da urgenze inarrestabili.
Detto questo, l’accostamento al sommo Antonio López García (Tomelloso, 1936), può, nella considerazione di qualcuno, apparire al momento assai stonato, pensando soprattutto a quale eccellenza di pittura abbia contraddistinto la storia di questo maestro, tra i maggiori nell’arte degli ultimi cinquant’anni.
Eppure, un riferimento iconografico - quello con il quale abbiamo deciso di illustrare questa pagina - ci mostra, se non altro, una sorprendente vicinanza sentimentale per certi motivi. «Sorprendente», perchè credo che Cionini conosca soltanto superficialmente il lavoro di López García e, comunque, altri sono gli artisti che - chiamato ad indicarli - egli cita tra i suoi preferiti.
Così, quelle strade e quei palazzi, prima assimilati mentalmente, poi cancellati e infine risorti in lui con singolari suggestioni liriche, mantengono una autenticità ideativa che vibra nelle sue molteplici manifestazioni, al volgere di un realismo, oggi principalmente insistito in ambito metropolitano, da ritenere nota rilevante fra le rare emergenze, davvero interessanti, dello scenario contemporaneo.
C’è semmai da osservare, nell’organico percorso espressivo che Cionini ha sin qui condotto, affascinato da alcuni oscuri fermenti evocati ugualmente avvertiti a Milano, Parigi e Berlino, una più profonda ed estesa analisi esistenziale che continua a prendere progressivamente corpo, dispiegandosi con toccante intensità nel susseguirsi sorvegliato di opere, da intendere ora, diversamente da quanto era accaduto in passato, come tessere - ognuna insostituibile - di un ideale mosaico.
La vita, e tutto quello che ne concerne, vi scorre dentro come il sangue nelle viscere. Scopri, all’ombra di case che nascondono chissà quali segreti, un misto di speranze ed inquietudini in cui è facile indovinare comunanza di destini. E gli uomini, nei dipinti di Cionini, quasi scompaiono con le proprie vergogne, inceneriti dai mille turbamenti che scandiscono le lunghe ore del quotidiano, in quel deserto di umanità che, sottovoce, con visione allusiva, simili immagini non smettono di parteciparci.
Sciama, in questi suoi scorci di verità, una condizione umana identica avarie latitudini; di più, la presa di coscienza di un male interno che elude, perfido, ogni nostra difesa immunitaria, nel breve itinerario verso una esteriorità dai più taciuta. Giorni sempre uguali nel tempo, di una sofferta quanto invincibile monotonia, si perpetuano in pittura. Cionini sa bene che non è questione di stagioni, ore o differenti condizioni meteorologiche. È scritto che a nessuno sia dato di arrivare in Paradiso con gli occhi asciutti.
Allora, anche quelle colature che tanto ne caratterizzano il gesto, assumono un senso, si e mancipano rispetto ataluni rimandi che potrebbero essere visti come strumentali, affermando, dunque, la cosciente volontà di un artista attento alle sfumature, ai minuscoli dettagli che nobilitano, possono nobilitare, un’opere d’arte come la stessa esistenza. Se, in un mio testo di qualche tempo fa, avevo ritenuto di ipotizzare il possibile apprezzamento di Giovanni Testori per il lavoro di Cionini, è perchè ho lucida memoria di cosa davvero stesse a cuore a questo straordinario intellettuale: la bellezza, la poesia, la pittura di scavo. Per tali, elevatissime ragioni, la trepidante investigazione del pittore nella dimensione immateriale - là dove si annidano fremiti umani indicibili - avrebbe certo riscosso il consenso di chi , come Testori, sapeva la verità ultima custodita in uno scrigno invisibile, di cui certo chiarore opalescente è spesso indizio sublime.
La mente, rapida, corre a quella luminosità diffusa, ora lattiginosa ora madreperlacea, che abita i languidi cieli di Cionini, nel consueto avverarsi di struggenti rivelazioni sospese a mezz’aria, un bagliore che diventa propedeutico e, improvvisamente, persino - diresti - catartico, rispetto ad una realtà matrigna cucita addosso a muri fradici di dolente rassegnazione, nell’attonita attesa di qualcosa che già incombe.
È, questo uno degli arcani presagi che Cionini ci affida in silenzio, nel divenire sempre più maturo di un impegno, a cui non fa difetto una cospicua severità.

Firenze, Marzo 2010, di Giovanni Faccenda

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