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Ultimo aggiornamento 4 Giugno 2013 

Charles (Karel Gustav) Doudelet

1861 - 1938

Biografia

charles-doudelet
Nato a Lille l'8 febbraio 1861, studia in Belgio scultura alla Gewerbeschule e musica al Konnliik Muziek Conservatorium.
Aderisce al gruppo Les XX di Bruxelles e nel 1894 partecipa a un'esposizione patrocinata dal Circolo di Studi Esoterici Kumris, ramo belga del Gruppo Indipendente di Studio Esoterico, insieme a Jean Delville, Auguste Donnay, Auguste Leveque, Leon Frédéric, Constant Montald, Fernand Knopff e Carlos Schwabe. A Parigi prende parte all'iniziativa editoriale de L'Estampe Moderne, diretta da Masson e Piazza, per i quali realizza nel 1897 la Litografia La chàtelaine. Trasferitosi a Firenze con una borsa di studio assegnatagli dalla città di Gand, vi partecipa nel 1904 all'Esposizione secessionista di Palazzo Corsini e collabora alle riviste Leonardo e Hermes.
La figura di Doudelet è collegata a quella del letterato belga Maurice Maeterlink per il quale illustrerà le Dodici Canzoni e il Pelléas et Mélisande. Vive per alcuni anni a Livorno e frequenta l'ambiente artistico del Caffè Bardi nel quale attira l'interesse di alcuni per le teorie simboliste e rosacrociane. Partecipa nel 1915 alla Mostra pro-Croce Rossa e nel 1917 all'Esposizione artistica Pro-Soldato dove espone La Tentazione, Evocatrici, La Danza del Sangue e II Martirio del Belgio.

Nel settembre 1918 presso il litografo Gino Baldi pubblica a Livorno La Guerre et la Paix. 18 lithographies et texte par Charles Doudelet, dedicato all'amico e compatriota Maurice Maeterlinck; il libro viene venduto a favore delle vittime di guerra. Nel gennaio 1918, L'Eroica rivista diretta da Ettore Cozzani dedica un numero alla Romania, sotto l'alto patronato della Regina Margherita, che contiene numerose xilografie di Doudelet ed il suo saggio Alcune riflessioni sull'arte popolare romena.
Nel 1922 partecipa alla XIII Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia e Francesco Sapori ne commenta le opere scrivendo: «Un altro belga, Charleston Deleterio, che da tempo vive e lavora a Roma, espone sei litografie d'argomento mistico, che intendono il silenzio, la paura, il mistero impalpabile dei presagi e dei sogni, confusi a pensieri lontani: la sua tecnica rende bene quell'inquietudine maeterlinckiana». Quando Benvenuti nel 1923 tiene una personale a Bottega d'Arte, Doudelet visita più volte la mostra e scrive Ciò che penso dell'arte di Benvenuto Benvenuti, in dicembre introduce il catalogo della Mostra del libro organizzata da Bottega d'Arte. Nel 1923 decora per l'editore Argentieri di Foligno un'edizione dei Fioretti di Sancto Francesco. Muore a Gand il 7 gennaio 1938.

M. Pierleoni in Catalogo il Caffè Bardi di Livorno (1909 – 1921) Le arti all' incontro, a cura di G. Magonzi e M. Pierleoni, Galleria d'Arte Athena, Livorno, 20 settembre - 15 Novembre 2008.


Opere

  • xilografia
    Illustrazione per le dodici canzoni di Maurice Maeterlink, Xilografia, mm. 75x95
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    Illustrazione per le dodici canzoni di Maurice Maeterlink, Xilografia, mm. 75x95
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    Illustrazione per le dodici canzoni di Maurice Maeterlink, Xilografia, mm. 75x95
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    Illustrazione per le dodici canzoni di Maurice Maeterlink, Xilografia, mm. 75x95
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    Illustrazione per le dodici canzoni di Maurice Maeterlink, Xilografia, mm. 75x95
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    Illustrazione per le dodici canzoni di Maurice Maeterlink, Xilografia, mm. 95x75
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    Illustrazione per le dodici canzoni di Maurice Maeterlink, Xilografia, mm. 75x95
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Testo Critico

GABRIELE GABRIELLI, Charles Doudelet presentazione pubblicata nel catalogo della VII mostra del Gruppo Labronico realizzata a Livorno presso il liceo "Niccolini" nel agosto 1924.

Da un articolo divinatore che il pittore belga Carlo Doudelet pubblicò nell'Agosto 1917; prima ancora che il Gabrielli iniziasse la propria arte a nuovi orizzonti con la sua « flora » e le sue « visioni paesistiche »; e due anni prima che la morte strappasse questi all'arte, appena ventiquattrenne.
Interprete ed efficace creatore di sensazioni di orrore di paura di mistero, di quelle sensazioni intense e dolorose suscitate e agitate nel Vortice dell'Anima. Un suo quadro (la Morte che incita due deformi buoi insanguinati trainanti dolorosamente la mite arma della pace per un immenso campo disseminato di scheletri) potrebbe giustificare questa mia opinione. Non sarà, ma mi pare che questo ipersensibile vibrante ad ogni soffio di passione sia tutto preso dal grande incubo che noi tutti sfiora, ma che soltanto alla dolorosa anima sua si mostra in evidenti forme concrete.
Le tormentose agonie e l'orridezza della morte, lo spasimo oscuro delle tristezze più profonde, travolgono, opprimono, eccitano la fantasia nevrotica di questo artista finché trovano l'espressione loro nel colore. Ed è qui il carattere precipuo ed originale dell'arte di questo giovine che vuole simboleggiare le sensazioni nel colore per modo che se le sue opere significano il Dolore la Follia la Morte, le significano solo perché in esse è la linea ed il colore, del Dolore, della Follia, della Morte. Non tanto nell'azione del soggetto, ma nell'ambiente cromatico è l'espressione dell'idea. Tutta l'opera sua è informata a questo criterio artistico, che, per esprimersi si potrebbe definire: Simbolismo cromatico. Naturalmente è ozioso avvertirlo, il Gabrielli è un simbolista che però non può esser incluso in nessun gruppo e neppur può avvicinarsi ai « Macabri » Inglesi od Olandesi, né esser considerato come un lontano riflesso dell'arte meravigliosa del compianto Macchiati.
Unica affinità vera e profonda che questa netta fisionomia d'artista d'eccezione abbia, con altri, è con i primitivi, dei quali il Gabrielli, che è un autodidatta, ha la rude e ingenua spontaneità. Solo chi sa con qual doloroso piacere (oh tormento della creazione !) egli concreta le sue intime visioni può affermare la sincerità dell'arte sua ed apprezzarla.
Questa pittura oserei chiamarla medianica. Per me il Gabrielli è un eccellente ed eccezionale tempra d'artista specie per la sua originalità rudemente spontanea ma è ancora all'inizio del suo fiorire.



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