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Ultimo aggiornamento 23 Novembre 2016 

Benvenuto Benvenuti

1881 - 1959

Biografia

benvenuto-benvenuti
Nato a Livorno il 1° ottobre 1881, frequenta le sezioni decorative della Scuola d'Arti e Mestieri, dove sono anche Romiti, Natali e Michelozzi. Manifesta una precoce sensibilità per il disegno, le forme dell'architettura e la suggestività di luoghi permeati di mistero, ch'egli da ragazzo osserva nei paraggi di casa davanti al Cistemone e al vicino Cimitero Greco - scismatico circondato da una fitta cortina di cipressi. Anch'egli allievo di Lorenzo Cecchi, capisce di poter sviluppare il proprio temperamento artistico al di fuori dell'insegnamento formale, studiando dal vero ogni mutevolezza di luce e colori offerta dalla natura, tutto inteso a nutrirsene e a restituirne sia pure un frammento, ma sempre pervaso d'intensa vibrazione: «paesaggi reali ad un tempo e ideali».
Nel 1899, nella lettura di uno scritto di Vittore Grubicy De Dragon su Segantini, trova nuovo alimento simbolista alle sperimentazioni divisioniste nelle quali era impegnato nell'interpretazione del paesaggio della campagna livornese. Solo nel 1903 incontra Grubicy e stabilisce con lui un intenso rapporto, che lo guida ad assimilare tutta la densità culturale della visione artistica, lombarda e nordeuropea, del Grubicy. Benvenuto, giovane e sensibile, diventa come un figlio per il maestro e alla sua morte nel 1920 ne sarà erede e curatore testamentario, mantenendo poi sempre un ruolo fondamentale nella valorizzazione della testimonianza culturale e artistica dell'opera grubiciana.
L'approccio di Benvenuti al divisionismo segue stilemi tecnici diversificati, dapprima quasi intuitivi e poi sempre più caratterizzati da un’autonoma espressività, funzionale alle diverse restituzioni emotive dei soggetti trattati. Se ne ha conferma, dopo l'esordio nel 1906 alla Mostra nazionale di BBAA. di Milano, nell'opera Mattino sul mare presentata con altri sette paesaggi livornesi nel 1907 a Parigi al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens rispetto alle differenziate declinazioni successive, proposte nel 1911 alla Mostra d’Arte Libera a Milano.
La produzione divisionista di Benvenuti si intervalla in questi anni con opere d'impronta liberty e con creazioni architettoniche simboliste riconducibili a tendenze secessioniste; avendo lavorato a Milano nel 1905-1906 come disegnatore nell'ebanisteria Quarti aveva potuto vedere cosa si faceva in materia di architettura e di arredamento in Belgio e a Vienna. Di questo periodo è la Villa al mare disegnata per Ettore Serra, opera che nel 1976 la famiglia Bardi donerà al Museo Civico Fattori di Livorno per onorare la memoria di Bardo Bardi.


Benvenuti fa parte della branca del Caffè Bardi, di cui è frequentatore assiduo, orgoglioso e ruvido di carattere ma stimato dai colleghi per la sua personalissima qualità artistica. Nei sottoarchi delle pareti del Caffè esegue due dipinti (Tacchini e La civetta) andati poi perduti nei lavori di trasformazione dei locali dopo la chiusura del Caffè. Nel 1913 Benvenuti è presente alla I Mostra d’Arte della Secessione a Roma. Egli misura con attenzione le sue partecipazioni espositive, così come rifugge dal cercare generiche attenzioni giornalistiche al suo lavoro, preferendo approfondimenti critici come quelli che gli dedicano Charles Doudelet, Gustavo Pierotti Della Sanguigna, Ermanno Viezzoli, Aleardo Kutufà d'Atene, Paolo Fabbrini o Anna Franchi.
Dopo il rientro a Livorno dalla prigionia trascorsa in Germania, nel 1922 allestisce una mostra a Bottega d'Arte, che nel gennaio 1923 lo invita a fare una personale insieme a Ulvi Liegi e Raoul Dal Molin Ferenzona: Benvenuti è presentato in catalogo da Pierotti Della Sanguigna e alla chiusura della mostra Charles Doudelet, di passaggio a Livorno la visita più volte e scrive Ciò che penso dell'arte di Benvenuto Benvenuti, che appare sul Bollettino della Galleria. Espone ancora a Bottega d'Arte nel 1930; le sue condizioni di salute, a causa di una malattia inizialmente non ben diagnosticata, gli fanno patire terribili dolori alla gamba destra che nel 1932 dovrà essere amputata. Nel 1935 tiene una personale alla Galleria Scopinich a Milano, anche «in reverente omaggio a due grandi eletti spiriti: Vittore Grubicy e Angelo Conti, miei perfetti Maestri» e pubblica il saggio L'idea e la luce nella pittura divisionista e la mia Mostra in Milano.
Benvenuti, dopo che Baracchini-Caputi ha abbandonato la pittura, è rimasto a Livorno unico interprete del divisionismo. Nel 1940-43 soggiorna in Maremma, dove dipinge grandi opere in cui declina temi di paesaggio che danno «una sensazione di grandezza e di mistero [...] non un “paesaggio” ma un “sentimento lirico” espresso dalle cose» (Doudelet), pastori e greggi come evocazioni di epoche remotissime, antiche torri e mura, veri canti religiosi densi di significati simbolici. Rientrato a Livorno vive ritirato nel suo “Eremo” sulle colline di Antignano. Una malattia lo sta portando alla cecità e non può più lavorare. Bottega d'Arte e la Galleria Cocchini di Livorno organizzano nel 1957 le sue ultime mostre personali. Muore a Livorno il 15 gennaio 1959.

G. Magonzi in Catalogo il Caffè Bardi di Livorno (1909 – 1921) Le arti all' incontro, a cura di G. Magonzi e M. Pierleoni, Galleria d'Arte Athena, Livorno, 20 settembre - 15 Novembre 2008.


Opere

  • opere
    Benvenuto Benvenuti, Ardenza, carboncino su cartone, cm. 48x69
  • opere
    Benvenuto Benvenuti, Campagna, carboncino su cartone, cm. 68x98
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