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Ultimo aggiornamento 7 Giugno 2013 

Aristide Sommati

1881 – 1969

Biografia

aristide-sommati
Aristide Sommati nacque a Livorno nel 1881. Dopo un oscuro periodo di formazione trascorso assieme a Benvenuto Benvenuti nella Scuola di Arti e Mestieri di Livorno, diretta dal pittore Lorenzo Cecchi, Sommati si recò da Guglielmo Micheli nel cui studio conobbe Amedeo Modigliani. La lettura di Nietzsche, comune ai due giovani fu sicuramente ottimo viatico per la loro amicizia. Uomo dai molteplici interessi, che spaziarono dalla conoscenza capillare di diversi settori dell'antiquariato, alla pratica con i trattati di affreschisti antichi come Giovan Battista Armerino o del chimico Lorenzo Marcucci riguardo la composizione dei colori ed alla attenta informazione critica circa la pittura contemporanea, Sommati ebbe, di certo, col Modigliani degli anni giovanili, grande comunanza di intenti e di punti di vista.
I due, assieme a Martinelli affittarono, da Romiti, che si era trasferito, uno studio in via della Scala, nel popolare quartiere livornese di SanMarco ed assoldarono una modella che, per limitare le spese, ritrassero contemporaneamente. (Come testimonianza di questo periodo, si riporta resistenza di un carnet di disegni di Modigliani, ancora inedito).

E' certo che Sommati fu di Modigliani, almeno sino alla partenza di quest'ultimo per Venezia compagno, della più lunga frequentazione quotidiana, al quale donare le prime opere finite di quegli anni di studio. Carattere inquieto e forse insicuro gommati espose pochissimo ed ancor meno tenne a far conoscere la propria pittura, che dallo scarsissimo materiale a noi giunto e per la testimonianza diretta del pittore Alberto Zampieri che ben lo conobbe, risulterebbe degna di maggiore approfondimento.
Fatto si è che alla fine della prima guerra mondiale, dopo il dolore patito a causa dell’incendio del suo studio, posto in via dell'Ambrogiana e la conseguente perdita di molte delle sue opere proprio alla vigilia di una esposizione personale, Sommati decise improvvisamente di lasciare la pittura, per occuparsi di più terrene faccende quotidiane. Il piccolo mondo artistico livornese perse così e per sempre, uno dei suoi più vivaci animatori di quest’inizio di secolo. Nel 1915 aveva disegnato e decorato gli interni di Villa Corucci ad Antignano. Dopo aver vissuto lungamente, Sommati si spense a Livorno agli inizi degli anni '70.


Opere

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    Autoritratto
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    Vitellino
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    Figura Femminile (Fronte)
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    Figura Femminile (Retro)
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    Bozzetto Insegna
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    Aristide Sommatti, Pane comune.
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    Biglietto del Pane.
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    Ritratto Mario Puccini.
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Un Particolare Storico

Morì il 26 dicembre del '44 combattendo contro i tedeschi.

Mezzo secolo fa giungeva a compimento l'opera di riscatto nazionale, tenacemente intrapresa dagli italiani desiderosi di risollevare il paese dal baratro in cui era stato precipitato dal fascismo. Anche Livorno pagava il suo doloroso tributo di sangue, grazie al sacrificio di uomini e donne che gettarono le basi per un rinnovamento morale della società: proprio in questi giorni cade il cinquantesimo anniversario della morte di uno di questi giovani, il cui esempio ci fa riflettere sul significato delle testimonianze di coraggio individuale e coscienza politica.
Pier Donato Sommati era nato a Livorno nel 1921. Dopo il Liceo Scientifico aveva frequentato l'Accademia di Artiglieria di Modena, conseguendo il grado di sottotenente. Dopo l'8 settembre 1943 non volle aderire alla Repubblica Sociale e passò nelle file partigiane presenti nella fascia costiera toscana, dove i nazisti spiccarono contro di lui tre mandati di cattura e altrettante condanne a morte. Le azioni compiute in provincia di Lucca portarono al sabotaggio delle linee di comunicazione nemiche ed alla diserzione di giovani militari arruolati a forza nell'esercito repubblichino, oltre a diversi scontri a fuoco nella zona di Bientina-Capannori.
Rientrato a Livorno dopo la liberazione della città, non volle sottrarsi alla lotta e si mise a disposizione della brigata condotta da Manrico Ducceschi, il celebre "Comandante Pippo", che operava sulla linea gotica al fianco degli alleati. Sommati morì il 26 dicembre 1944 durante un violento attacco tedesco contro Sommacolonia (nei pressi di Barga) mentre, ferito, proteggeva la ritirata dei suoi uomini.
L'episodio di Sommacolonia è un episodio minore ma significativo della guerra di Liberazione: rinunciare alla vita per qualcosa di evanescente come un ideale, senza altra controparte se non la propria coscienza, questa la lezione umana impartita dai ragazzi d'allora. A Pier Donato Sommati, decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria, Livorno ha intitolato una via cittadina riconoscendo un impegno che è ormai parte della nostra storia.
La sua resta una potente chiave di lettura della vita, vissuta con valori umani cui riferirsi anche nei momenti più difficili: il desiderio di libertà e di giustizia in primo luogo, ma anche e soprattutto al profondo senso del dovere, la solidarietà verso gli altri, la disponibilità al sacrificio.
Un grande mònito, per la nostra città e le giovani generazioni, in un'epoca cosi povera di ideali, (m.d.m.).

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