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Ultimo aggiornamento 1 Giugno 2013 

Alberico Morena

1926 – 2014

Biografia

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Nato a Gubbio nel 1926, Alberico Morena risiede e lavora a Spoleto. Ha frequentato il corso di perfezionamento dell'Istituto Statale di Belle Arti di Urbino, la famosa "Scuola del Libro", diplomandosi nel 1946 sotto la guida di Francesco Carnevali. Dal 1951 al 1956 ha insegnato Tecnologia Tipografica nella Scuola per le Arti Grafiche di Città di Castello. Trasferitosi a Spoleto nel 1956, ha diretto il locale Istituto d'Arte dal 1961 al 1977.
Morena ha sin dalle prime opere messo a fuoco il proprio mondo poetico e il linguaggio figurativo a esso congeniale, non mai smentendoli nel corso di oltre un cinquantennio. Lo attesta una xilografia del 1946 (La corsa dei ceri a Gubbio), eseguita quando era ancora studente e già ispirata ai valori che avrebbero nutrito il suo immaginario di pittore e soprattutto di incisore xilografo incline al racconto, tra assorto e pungente, degli atti privati e degli accadimenti collettivi che trasposti sulla carta o sulla tela dalla ribalta delle strade e delle piazze all'artista familiari, ove si consuma la vita quotidiana, assumono il carattere esemplare dell'apologo visivo.
Agli anni formativi trascorsi nel prestigioso Istituto urbinate Morena deve l'amore per l'arte severa dell'incisione su legno di testa e la convinzione che il "mestiere" sia parte integrante del processo creativo. Bisogna dire che Morena ha in breve acquisito e affinato tanto la propria tecnica da raggiungere esiti di assoluta originalità e qualità, squisiti per la resa "tonale" della ricca gradazione dei grigi nella xilografia, dei colori limpidamente campiti nella pittura. Ha saputo altresì mantenere alle proprie partiture quella sobrietà di enunciazione visiva che imprime naturalezza al suo sospeso mondo lirico. Alla pittura Morena si è dedicato parallelamente e non mai in margine alla xilografia, in piena corrispondenza tematica e formale, per quanto con minore assiduità e senza mostrarla, se non sporadicamente in concorsi giovanili e in rassegne, per cui i dipinti eseguiti dagli anni Cinquanta a oggi [...] sono praticamente inediti, sconosciuti anche ai più assidui amatori delle sue stampe. Ciò spiega la ragione per cui non si trovino riferimenti alla pittura nei saggi e negli articoli dedicati sin dai primi anni Cinquanta alla sua opera. Al contrario, le peculiarità poetiche e linguistiche delle xilografie sono state dalla critica più volte, e sempre con unanime e lusinghiero giudizio, evidenziate e gratificate con importanti riconoscimenti nei maggiori premi del settore, in Italia e all'estero.


Numerosi piccoli e grandi "eventi" hanno intessuto la vicenda dell'artista: inviti, concorsi, rassegne nazionali e internazionali, incontri, attestati critici, mostre personali e quant'altro abitualmente ne correda il percorso. Insomma, la sua storia "esterna". Alla quale Morena non ha mai prestato soverchia attenzione, non per snobismo o disdegno, ma per riservatezza, e forse anche pigrizia verso aspetti del sistema artistico che tutto sommato appartengono a una pur civile mondanità, sostanzialmente estranea al suo mondo poetico, che è appartato ed elettivo. [..] .
Morena è sempre vissuto tra Gubbio, Spoleto e Urbino. A Spoleto, nella sua veste di direttore dell'Istituto d'Arte, ha profuso nella didattica un impegno amorevole non dissimile a quello riservato alla prediletta arte incisoria e alla pittura. Avendo fissato la propria "geografia" di vita tra l'Umbria e le Marche, sullo sfondo d'un paesaggio dolcemente ondulato in cui sono diffusi e leggibili i segni sedimentati delle civiltà che vi sono fiorite, Morena ha creato una "topografia" ideale quale ribalta in cui mettere in scena la vicenda umana, per raccontarla con accenti a un tempo teneri e ironici e un senso di poetica verità che lo sguardo, rapito, permuta in stupefazione metafisica. Fedele a tale spirito, egli pensa che la vera biografia d'un artista sia quella consegnata alle opere.
Le quali figurano in numerose collezioni private italiane e straniere. Tra le principali raccolte pubbliche: Opera Bevilacqua La Masa, Venezia; Galleria d'Arte Moderna, La Spezia; Galleria d'Arte Moderna, Piacenza; National Nuseum, Stoccolma; Goteborg Kunst Museum, Goteborg; Museo Caccia di Villa Ciani, Lugano; Library of Congress, Washington; New York Public Library, New York; Cleveland Museum of Art, Cleveland; Brooklin Museum, New York; Museum of Modem Art, New York; Philadelphia Museurti of Art, Philadelphia; The Print Club, Philadelphia; Civica Raccolta di Stampe Bertarelli, Castello Sforzesco, Milano; Calcografia Nazionale, Roma; Museo della Xilografia, Carpi; Gabinetto Stampe Antiche e Moderne, Comune di Bagnacavallo.

N. Micieli, Biografia in N. Micieli, Alberico Morena pittore Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2001.


Opere

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Testo Critico

Presentazione di Fortunato Bellonzi al catalogo della personale alla galleria Il Segno, Roma, ottobre 1958.

Una sottile vena di umorismo popolaresco addensa in grumi agitati, ancorché nitidissimi di dettaglio, i piccoli personaggi che popolano la commedia paesana di Alberico Morena e che, infagottati in abiti abbondanti, non di panno ma di guscio duro, con quegli zoccoli per scarpe, pesi e tutti d'un pezzo, somigliano piuttosto a luterani indaffarati in kermesse fiamminghe che a gente dell'Umbria dove lo xilografo è nato. Al di sopra di questa grottesca umanità, minuta e gesticolante, che fa i propri affari al mercato o segue il Santo in processione o innalza a furia di braccia gli spettacolosi "ceri" eugubini, il paesaggio impassibile allinea, nitido e fermo, le vecchie case, le chiese e le torri con la pungente evidenza delle predelle trecentesche d'altare e con assoluta, immutabile verità: perché esattamente ogni giorno accade la stessa cosa in ciascun centro antico e monumentale del nostro Paese, centro che nacque tanto ben fatto, su nostra misura, che ognuno di noi vi sta a suo agio, nelle proporzioni più decenti, proprio quelle che Aristotele nella Poetica raccomandava. E tra il paese che per conto suo conduce un'esistenza di secoli e di memorie, salvaguardato, almeno alla meglio, dalle nostre premure erudite, e gli attori minimi che noi siamo, i quali vi fanno frettolosa comparsa, dandosi il cambio e, purtroppo, uscendo alla fine di scena, corre tale un rapporto di simpatia che, necessari a vicenda, coesistono: l'uno con i suoi attoniti stupori delle ore più incantate - Falba, il tramonto, la notte dai radi lumi - e sempre la sua sublime fermezza che non è però indifferenza, gli altri col loro fitto daffare vano.
Certi aspetti della nostra cronaca quotidiana Alberico Morena li ha capiti magnificamente, in modo nuovo, suo e non strapaesano; rendendoli con la icasticità del segno, con lo scrupolo del mestiere devotamente amato, con la felicità dell'invenzione, con la fluenza del racconto agile e mosso, con la raffinatezza gentile che opportunamente, sull'impianto di popolarità schietta, distende la straordinaria dovizia tonale dei bianchi e dei grigi - quanto e a volte meglio che nell'acquaforte — e con quel pizzico d'umorismo che è sollecitato dalla affettuosa domestichezza e che solleva l'artista, d'un grado, sopra la folla anonima, curiosa e affannata dei suoi concittadini.

Fortunato Bellonzi

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