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Percorso: Home » Artisti Opere » Aristide Sommati - Biografia e Opere

Aristide Sommati

il pittore amico di Amedeo Modigliani

(1881 – 1969)

Biografia

Aristide Sommati Parlare oggi di Aristide Sommati affrontandone gli aspetti artistici e quelli familiari, salda da parte mia, un debito intellettuale nei suoi confronti, visto che nel catalogo della mostra Il Caffè Bardi di Livorno (1909-1921). Le arti all'incontro, di Sommati avevo scritto esclusivamente in relazione al rapporto d'amicizia con Amedeo Modigliani, che durante il soggiorno livornese del 1909 ne disegnò il ritratto su un foglio di carta intestata del Caffè Bardi. Oggi grazie ad alcuni colloqui con la figlia Marta Isotta, che qui ringrazio e alla consultazione dei suoi archivi, posso delineare la biografia di uno dei personaggi che animarono la vita culturale livornese agli inizi del XX secolo, contestualizzando un artista poco studiato se non addirittura erroneamente valutato anche in tempi recenti.
Aristide Sommati nacque a Livorno il 21 giugno 1881 da Antonio e Giuseppa Anichini, frequentatore della Scuola d'Arti e Mestieri di Livorno, dove insegnava Lorenzo Cecchi, fu tra gli allievi di Guglielmo Micheli, assieme ad Amedeo Modigliani, Manlio Martinelli, Llewelyn Lloyd, Gino Romiti, Adriano Baracchini Caputi, Eugenio Caprini, Emilio Tafani e Bruno Miniati.
Le prime testimonianze dell'attività pittorica di Sommati, datano agli inizi del Novecento e proprio al 1900, dovrebbe collocarsi la famosa fotografia scattata nello studio del pittore Romiti, dove posano in piedi da sinistra a destra Aristide Sommati e lo scultore Umberto Bartoli, mentre seduti sono collocati in posizione centrale Gino Romiti, con gli strumenti del lavoro, tavolozza e pennelli, accanto, sulla sinistra Benvenuto Benvenuti coperto in parte dal cavalletto dove è sistemato un ritratto, mentre sul lato destro e in primo piano si trova Amedeo Modigliani. Un autoritratto eseguito dal Sommati nel 1908, ci permette oggi di rispondere alle giuste perplessità sollevate alcuni anni fa dallo studioso Samuel Sondak, riguardanti la collocazione al 1901 di un similare lavoro pubblicato nel 1988 sul libro Modigliani di Christian Parisot. In questo caso non veniva osservata la diversità nei tratti del volto di Sommati, riscontrabile tra la fotografia scattata nello studio di Romiti e il dipinto pubblicato, che ci mostra un uomo più maturo, non distante nell'esecuzione dell'opera datata dall'artista al 1908.
I primi lavori di Aristide lo videro principalmente attivo nelle vesti di decoratore, ideatore di insegne pubblicitarie, come quella pubblicata per la ditta Alfredo Parentini di gusto indiscutibilmente liberty e affrescatore. A questo proposito ricordiamo gli ormai perduti lavori nella Villa Corucci ad Antignano.
Sommati fu tra i frequentatori del celebre Caffè Bardi, che dal 1909 divenne luogo di incontro di artisti ed intellettuali livornesi e non, dove magari proprio dal «cantuccio di sinistra» realizzava, come tanti altri colleghi della «branca», rapidi disegni che ritraevano alcuni personaggi che animavano le sale del locale, intenti nella lettura di un quotidiano, come nel disegno qui riprodotto, oppure colleghi come Mario Puccini che venne immortalato nel 1911.
L'esperienza della prima guerra mondiale fu vissuta da Sommati in un modo abbastanza marginale. Infatti fu chiamato al fronte dopo la disastrosa battaglia di Caporetto dell'ottobre del 1917, ma ben presto venne congedato. Intraprendere la strada del pittore, non è mai stata una scelta facile e, se in gioventù lo spirito può essere infervorato dall'arte ed assumere caratteri di spensieratezza, con il passare degli anni la ragione può portare ad intraprendere strade diverse da quelle sperate, cosa che successe anche al nostro, forse divenuto nel frattempo più riflessivo dopo gli eventi bellici che segnarono in profondità la società italiana, che lo portarono ad aprire un forno verso il 1918 in via 3 Novembre.
Principale motivo dell'interruzione dell'attività pittorica da parte di Sommati fu il violento incendio sviluppatosi nel 1917 nel suo studio di via dell'Ambrogiana, che lo segnò profondamente a causa dalla distruzione di molte sue opere che doveva presentare alla sua prima mostra personale, esposizione che l'avrebbe potuto consacrare agli occhi del collezionismo livornese.
Sposato dal 1917 con Guida Favati, divenne ben presto padre di una numerosa famiglia di sei figli: Luca Antonio, Gian Paolo, Pier Donato, Ada Magda, Gabriele Franco e Marta Isotta.
L'attività intrapresa da Aristide permetteva alla famiglia una vita agiata nello spazioso appartamento di via Cadorna; il nostro, infatti era fornitore della Real Casa Savoia quando questa si trovava nella tenuta di San Rossore, e della Reale Marina.
Grazie ai proventi del forno, Sommati coltivò la passione per l'antiquariato e per il collezionismo d'arte. Proprio recentemente, in occasione della mostra allestita nei locali della Camera di Commercio di Livorno, la curatrice Maria Teresa Lazzarini, ha esposto un piccolo autoritratto di Ugo Manaresi già di proprietà di Aristide Sommati, che testimonia la sua attenzione nei confronti della pittura labronica. Aspetto assai più indagato del Sommati è l'amicizia con Modigliani, che gli permise d'entrare in possesso di alcune opere del primo periodo, tanto più importanti se consideriamo l'esiguo numero di lavori non distrutti da Amedeo durante il soggiorno livornese del 1909, come testimoniato dal pittore Antonio Antony de Witt a Raffaele Monti e dal critico riportato nel suo volume dedicato ai pittori Postmacchiaioli.
Tra le opere di Modigliani presenti in casa Sommati, ricordiamo la Strada toscana, che assieme al disegno Ritratto di Aristide Sommati e Due studi di nudi virili, realizzati su un unico foglio, vennero acquistati dal Comune di Livorno nel 1953, il ritratto del figlio di Micheli, conosciuto con il titolo Ragazzo Seduto e una serie di disegni di cui undici inediti che sono stati recentemente esposti a Milano nella mostra Modigliani una storia segreta. Tra i documenti d'archivio, merita di essere ricordato anche uno scritto di Alberto Zampieri, cognato di Sommati, che attesta la presenza fino al 1923 nell'appartamento del parente, dell'opera di Modigliani Cipressi e case. Questo appunto di Zampieri testimonierebbe la costante attenzione da parte di Aristide al lavoro dell'amico, che supererebbe la semplice conservazione di materiale inerente il primo periodo livornese.
Il secondo conflitto bellico segnò in modo indelebile la vita della famiglia Sommati; infatti la guerra annoverò tra le vittime per la liberazione dal ventennio fascista il giovane figlio Pier Donato, che il 26 dicembre 1944 morì valorosamente per mano tedesca a Sommacolonia, paese della lucchesia non distante da Barga. A Pier Donato, che operava nella brigata condotta da Manrico Ducceschi, il celebre "Comandante Pippo", fu conferita la Medaglia d'Oro al Valore Militare e la città di Livorno ne ricordò il valoroso gesto dedicandogli una via cittadina.
Il Sommati, nel dopoguerra, non ebbe la forza di ripartire con la propria attività, iniziando a disfarsi sempre più frequentemente della ricca collezione d'arte accumulata negli anni.
Nel 1951 veniva stampato a Firenze dalla casa editrice Vallecchi il libro di memorie di Llewelyn Lloyd Tempi Andati. Lloyd ricostruiva la sua giovinezza, tessendo ricordi di vicende e di protagonisti della stagione artistica toscana del primo novecento. Come sottolineato da Roberto Papini nella Premessa, l'autore: «aveva molto da raccontare di quei tempi (…). L'evocarli lo esaltava. Ed io sempre gli dicevo: - Perché non ne scrivi? Ricordati che son documenti preziosi».
Così Lloyd scrisse anche di Aristide Sommati, ma per il nostro protagonista la penna dell'amico non fu davvero clemente. Sommati compare nel capitolo dedicato alla Scuola di Micheli, quando dopo aver parlato di Modigliani, l'autore ricorda di aver rivisto ad una Mostra Sindacale a Firenze un dipinto relativo al periodo d'alunnato di Amedeo dal maestro Guglielmo Micheli, questo era la Strada toscana «imprestato da un fornaio livornese, pittore fallito del nostro gruppo».
Sommati, in un intervista a Silvano Filippelli pubblicata nel 1954 sulla Rivista di Livorno, in un fascicolo dedicato ad Amedeo Modigliani, affermò di non prendersela per quel "fallito" con il quale il Lloyd aveva bollato la sua giovinezza votata all'arte, quanto per il brano dove addirittura lo scambiava per un altro pittore: «aveva la fisima di far quadretti di alto pensiero come sotto l'incubo di visioni spiritiche. Era un giovanetto magro, affetto da manie macabre, che amava d'andare nei camposanti di notte a ricevere paurose impressioni e ne venivano fuori fantasmi, civette, teschi scheletri e pipistrelli».
La pittura di Sommati protesa ad una ricerca divisionista, si trasformava così nel ricordo di Lloyd nelle visioni allucinate e cariche di elementi simbolisti caratterizzanti l'opera di Gabriello Gabrielli, autore a mio avviso dei dipinti descritti in Tempi Andati.
E lo sfogo di Aristide Sommati doveva rimanere completamente inascoltato negli anni, visto il ripetuto sbaglio che alcuni, anche in tempi recenti, hanno operato nella lettura critica del passo del libro di Lloyd.
Sommati negli ultimi anni di vita, intraprese la strada dell'insegnamento insieme all'amico Lando Landozzi e proprio a questo periodo datano alcune opere che mostrano quanto la passione per la pittura non si fosse mai completamente sopita nell'animo di Aristide, lui che scrupoloso e autocritico in gioventù aveva censurato il suo operato: «eravamo convinti che l'arte era una cosa seria ed eravamo umili, timorosi, restii a porre in mostra i nostri tentativi». Parole, che esprimono in fine, la serietà e la rettitudine di un pittore che partecipò al fervore che caratterizzò le arti a Livorno nel primo Novecento.

Michele Pierleoni





cartellino panificio
Biglietto delle spedizioni del panificio di sommati quando a smesso di fare il pittore.







Un Particolare Storico.

Morì il 26 dicembre del '44 combattendo contro i tedeschi

pier donato sommati Mezzo secolo fa giungeva a compimento l'opera di riscatto nazionale, tenacemente intrapresa dagli italiani desiderosi di risollevare il paese dal baratro in cui era stato precipitato dal fascismo. Anche Livorno pagava il suo doloroso tributo di sangue, grazie al sacrificio di uomini e donne che gettarono le basi per un rinnovamento morale della società: proprio in questi giorni cade il cinquantesimo anniversario della morte di uno di questi giovani, il cui esempio ci fa riflettere sul significato delle testimonianze di coraggio individuale e coscienza politica. Pier Donato Sommati era nato a Livorno nel 1921. Dopo il Liceo Scientifico aveva frequentato l'Accademia di Artiglieria di Modena, conseguendo il grado di sottotenente.
Dopo l'8 settembre 1943 non volle aderire alla Repubblica Sociale e passò nelle file partigiane presenti nella fascia costiera toscana, dove i nazisti spiccarono contro di lui tre mandati di cattura e altrettante condanne a morte. Le azioni compiute in provincia di Lucca portarono al sabotaggio delle linee di comunicazione nemiche ed alla diserzione di giovani militari arruolati a forza nell'esercito repubblichino, oltre a diversi scontri a fuoco nella zona di Bientina-Capannori.
Rientrato a Livorno dopo la liberazione della città, non volle sottrarsi alla lotta e si mise a disposizione della brigata condotta da Manrico Ducceschi, il celebre "Comandante Pippo", che operava sulla linea gotica al fianco degli alleati. Sommati morì il 26 dicembre 1944 durante un violento attacco tedesco contro Sommacolonia (nei pressi di Barga) mentre, ferito, proteggeva la ritirata dei suoi uomini.
L'episodio di Sommacolonia è un episodio minore ma significativo della guerra di Liberazione: rinunciare alla vita per qualcosa di evanescente come un ideale, senza altra controparte se non la propria coscienza, questa la lezione umana impartita dai ragazzi d'allora. A Pier Donato Sommati, decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria, Livorno ha intitolato una via cittadina riconoscendo un impegno che è ormai parte della nostra storia.
La sua resta una potente chiave di lettura della vita, vissuta con valori umani cui riferirsi anche nei momenti più difficili: il desiderio di libertà e di giustizia in primo luogo, ma anche e soprattutto al profondo senso del dovere, la solidarietà verso gli altri, la disponibilità al sacrificio.
Un grande mònito, per la nostra città e le giovani generazioni, in un'epoca cosi povera di ideali, (m.d.m.).


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Ultimo Aggiornamento 8 Ottobre 2010
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